Il Comune acquisisca le formelle e fondi un museo Fontana Il vincolo si può mettere ma allora bisogna anche aiutare lasilo Sarei onorato di poter esporre lopera al Diocesano anche in deposito «Mi sentirei molto onorato a tenere questopera nel museo, anche solo in deposito, per poterla esporre al pubblico». Paolo Biscottini, direttore del museo Diocesano, la Via crucis bianca di Lucio Fontana (così definita per il colore dominante, il bianco) la conosce bene, ha scritto anche un saggio. Ora lopera - creata dallartista a metà degli anni ?50 nella cappella della Scuola materna-asili nido Ada Bolchini dellAcqua in una struttura costruita dallarchitetto Zanuso - è stata smontata per essere venduta. Lasilo privato in cui è inserita, e che ne ha la proprietà, ha bisogno di fondi per ristrutturare parte dellimmobile e allargare le proprie attività. E ha pensato di reperirli alienando il gioiello di famiglia. Ma lidea che le 14 formelle in ceramica a bassorilievo dellartista possano essere disperse fa rabbrividire Biscottini, che lancia un accorato appello. «Io, se potessi, la comprerei subito, ma non abbiamo neppure gli occhi per piangere - dice il direttore del Diocesano - Per questo spererei in uno sponsor, una fondazione bancaria per esempio, o una grande impresa, che acquistasse la Via crucis e mantenendone la proprietà concedesse il possesso al museo, quindi alla città. Non è un periodo facile, lo so, ma non è facile neppure per i proprietari vendere. E anche a loro dico: il museo è pronto ad ospitare lopera. Lo spazio cè». Biscottini pensa che la Via crucis bianca di Fontana dovrebbe rimanere nella cappella costruita da Zanuso per cui è stata concepita. Ma se proprio lì, per decisione dellassociazione proprietaria, non può più stare (le formelle sono state già staccate e messe in un magazzino, al loro posto ci sono foto; i putti, anchessi di Fontana, sono già andati allasta non si sa con che esiti, nella cappella restano solo i disegni dellartista sul soffitto), allora lancia lofferta di ospitalità. E spera in un acquisto, se ci fosse uno sponsor. Perché lopera non sia dispersa, rimanga a Milano e sia a disposizione del pubblico nel museo. «È di grande bellezza, essenziale e molto importante, legata alle ricerche concettuali di Fontana in quegli anni - spiega Biscottini - Il fondo bianco ha qui lo stesso valore dellantico fondo oro: accoglie e riflette la luce, rinvia messaggi trascendentali e in questo senso ripropone lo svincolamento dalla materia di cui Fontana aveva già parlato nel primo Manifesto Spaziale del 1947». Il critico darte Flavio Caroli ha una sua proposta: «Le formelle dovrebbero essere acquisite dal Comune, o dal ministero per i Beni culturali - dice - e Milano dovrebbe mettere in progetto un museo Fontana, sicuramente lartista più importante del dopoguerra e uno dei più importanti del secolo. Una sede possibile potrebbe essere Palazzo Citterio, magari acquisendo anche larchivio Fontana». «Spesso - aggiunge Philippe Daverio - è successo nei secoli che unopera, per motivi economici, venga separata dal luogo di origine. Oggi lo strumento per interrompere questa strada esiste: la sovrintendenza può mettere il vincolo. Ma resta il problema di chi sta cercando, vendendo la Via crucis, di reperire fondi. E allora, se si vincola lopera, anche i proprietari andrebbero aiutati a trovare dei soldi, per esempio attraverso qualche fondazione: perché i bambini sono più importanti delle opere darte».