(ANSA) - ROMA, 28 NOV - Basta con le "intimidazioni" contro il presidente del consiglio superiore dei beni culturali Salvatore Settis e contro soprintendenti e direttori di musei. Lo dice il Comitato per la Bellezza, che parla di "attacco gravissimo alla autonomia della cultura" e si unisce alla protesta della associazione Bianchi Bandinelli e dei sindacati Uil e Cgil nei confronti della parlamentare pdl Gabriella Carlucci, che nei giorni scorsi ha chiesto le dimissioni di Settis e dei dipendenti del ministero che hanno firmato l'appello delle associazioni contro la nuova direzione generale per la valorizzazione dei musei e il super manager. "Si vuole "creare il clima adatto a nuove epurazioni, dopo quelle già avvenute durante i precedenti governi Berlusconi", denuncia il presidente Vittorio Emiliani. Che ricorda il caso di Giuseppe Chiarante "rimosso dall'allora ministro dei beni culturali Giuliano Urbani dal Consiglio Nazionale dei Beni culturali, di cui era presidente per aver pubblicamente plaudito, con me, all'appello dei direttori dei maggiori musei del mondo contro la privatizzazione dei musei italiani". Allora, sottolinea Emiliani, "fummo entrambi estromessi senza un rigo di spiegazione". Di qui l'appello "alle massime istituzioni del Paese, alle confederazioni sindacali, alle forze politiche più illuminate di intervenire prontamente per sventare questo attacco gravissimo, ormai quotidiano, all'autonomia della cultura e della tutela dei beni storici e artistici e del paesaggio".
MUSEI: COMITATO BELLEZZA, BASTA INTIMIDAZIONI A SETTIS
Il Comitato per la Bellezza ha denunciato un "attacco gravissimo alla autonomia della cultura" contro il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Salvatore Settis e contro i dipendenti del ministero che hanno firmato un appello contro la nuova direzione generale per la valorizzazione dei musei. Il presidente del Comitato, Vittorio Emiliani, ha accusato la parlamentare pdl Gabriella Carlucci di voler "creare il clima adatto a nuove epurazioni". Il caso di Giuseppe Chiarante, rimossi dal Consiglio Nazionale dei Beni Culturali per aver pubblicamente plaudito all'appello dei direttori dei maggiori musei del mondo contro la privatizzazione dei musei italiani, è stato citato come esempio.
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