Tra i manoscritti, il più antico è del Quattrocento, mentre i globi più preziosi sono chiusi da ormai quattro anni in un caveau: è il Museo copernicano di Monte Mario, restaurato in gran parte, ma inaccessibile. «Il mio è un appello alle amministrazioni locali» dice Piero Benvenuti, 58 anni, astronomo e commissario straordinario dell'Inaf, Istituto nazionale di astrofisica. «I due miliardi e mezzo di vecchie lire stanziati per il Giubileo non sono bastati: che qualcuno ci dia i soldi necessari per completare il restauro del museo e riaprire queste sale al pubblico con un serio progetto formativo». I soldi necessari non sarebbero molti, ma la collezione 800 reperti di valore non può essere visitata nemmeno parzialmente «perché i vigili del fuoco non darebbero le autorizzazioni: mancano anche le uscite di sicurezza» dice lo scienziato. Benvenuti smentisce anche ogni intenzione di portare il museo a Monte Porzio Catone, altra sede dell'osservatorio romano: «Lì è un ottimo polo scientifico» spiega. Nella mattinata di ieri, per difendere Monte Mario come sede del Museo copernicano (nato dopo la donazione datata 1873 di un sacerdote polacco, Wolinsky) e come sede scientifica per astronomi e astrofili, si è svolta un'assemblea pubblica indetta dal municipio XVII davanti alla Villa Mellini, sede dell'Osservatorio fin dalla sua fondazione, nel 1937. Dal 2001, dopo l'istituzione dell'Inaf, le sale della villa quattrocentesca ospitano l'istituto: «Via la burocrazia, ridateci le stelle» diceva lo slogan dei manifestanti, guidati dal minisindaco Roberto Vernarelli: «Roma non deve perdere uno dei suoi simboli» spiega il politico davanti a una cinquantina di persone. «Il museo è stato riempito con donazioni di nostri connazionali - dice il professor Krzysztof Zaboklicki, direttore dell'Accademia polacca di Roma - ed è giusto che sia accessibile al popolo della città, ai turisti e alla comunità polacca romana». All'assemblea, presenti anche una rappresentante del ministro dell'Università Moratti e associazioni come Italia Nostra e Amici di Monte Mario, Vernarelli parla di una denuncia penale per sapere come siano stati spesi i famosi due miliardi e mezzo di lire e che «qui davanti resterà sempre un presidio». Ma forse i manifestanti hanno già vinto: «Questa sede non basta all'Inaf - dice Benvenuti - e credo che entro l'inizio del 2005 saremo altrove, magari vicino al Cnr, perché è giusto che le direzioni scientifiche siano il più possibile vicine tra loro». E a Villa Mellini cosa resterà? «Spero un museo, vero, con percorsi formativi validi. Spero che qualcuno ci darà i soldi: noi non li abbiamo».