Ripa di Meana: "Solo comizi e grandi feste tre volte lanno" Il presidente di Italia Nostra: "Stop ai mercati, agli show e alle parate militari" "E al sindaco ora chiediamo una mostra e una targa per i 500 anni di Andrea Palladio" --------------------------------------------------------------- «Il Primo maggio, certo. E poi le manifestazioni finali dellagone politico che costituiscono la grande tradizione della democrazia. Quindi, un paio di appuntamenti, massimo tre allanno. Ma per i restanti 362 giorni piazza del Popolo deve essere lasciata così come lha disegnata Valadier. Vuota, libera, aperta a tutti». Aristocratico, elegante, socialista e sognatore, ma anche molto concreto, Carlo Ripa di Meana è il più integrale dei paladini intervenuti in difesa dellemiciclo neoclassico. E torna a chiedere allamministrazione comunale di liberare definitivamente la piazza ottocentesca dal suk che lassedia e che, solo per contare le autorizzazioni degli ultimi sei mesi, ha steso le sue tende ben 38 volte, una ogni quattro giorni. Ma il vecchio ambientalista - 70 anni il prossimo 15 agosto, protagonista della nuova primavera di "Italia nostra" romana che, sotto la sua presidenza, questanno ha raddoppiato gli iscritti passando da 300 a 600 tessere - non è stanco delle battaglie allombra delle chiese gemelle del Rainaldi: quella vittoriosa per lo stop al parking nel Pincio; laltra, perduta, per lasciare che il San Giacomo rimanesse ospedale. E ora il ministro dellAmbiente nel primo governo Amato (1992-93), incalza il Campidoglio su un altro tema: «Il sindaco - dice Ripa - conceda la cittadinanza onoraria al Palladio, senza il quale non avremmo neanche Valadier». Ma andiamo per ordine, presidente. Piazza del Popolo come un "campo boario", concorda? «Purtroppo sì, nel 2007 sono stati più i giorni nei quali era occupato dalle tendopoli di plastica che quelli in cui era libera come lo fu allalba di dieci anni fa, quando fu decisa la pedonalizzazione». Vi siete molto battuti sul Pincio e avete fatto addirittura dire messa in Santa Maria del Popolo contro il parcheggio da 700 posti. Ora avete abbassato il tiro? «Solo in senso geografico, poiché siamo scesi ai piedi del colle. Chiedendo al ministro Bondi e al sindaco Alemanno di dire stop ai gazebo nella piazza. E labbiamo fatto il 9 ottobre nella festa per la vittoria del Pincio, organizzata proprio nel convento degli agostiniani di Santa Maria. Non una semplice bicchierata, ma linizio di una nuova campagna». E cosa le hanno risposto ministro e sindaco? «Ci hanno dato ragione. Bondi in maniera esplicita, ricordando come caso analogo il progetto del tram che dovrebbe passare accanto al duomo di Firenze e di cui lui intende fermare la corsa». Bondi ha detto: «Non si deve permettere che un luogo come piazza del Popolo venga torturato da tutte queste manifestazioni». E Alemanno? «È stato più prudente. Ha detto: "Effettivamente dobbiamo rivedere qualcosa". E pochi giorni dopo è uscita la notizia che se ne sarebbe occupato il delegato al Centro storico. Non si erano ancora asciugati gli inchiostri dei giornali, che abbiamo assistito allarrivo di decine di carriaggi per gli accampamenti dei gazebo. Addirittura anche una parata militare, quella della festa della Forestale, dal 17 al 20 ottobre, in un luogo di contemplazione pura qual è piazza del Popolo». Il piano di riorganizzazione delle concessioni è atteso per il prossimo mese. Le richieste di "Italia nostra" quali sono? «Semplici, solo due-tre autorizzazioni allanno. Nessuna commerciale. E loccupazione di uno solo dei due emicicli». E i mancati introiti per loccupazione di luogo pubblico? «Ho letto che il presidente del primo municipio, Corsetti, lamenta un ammanco del 90. Assurdo, oltre al danno anche la beffa. Comunque, non si può sottrarre lo spazio urbano alla cittadinanza per fare cassa. Non è questo il modo». Cosa altro avete chiesto al sindaco? «Il 9 ottobre lo sollecitammo a rimettere a posto immediatamente la voragine creata sul Pincio dal cantiere del parcheggio e oggi, finalmente, vengo a sapere che a gennaio sarà fatto. Ma chiediamo anche che si metta mano al degrado in cui si trova villa Borghese e molti, troppi, parchi cittadini». La vostra battaglia sul Pincio e sul San Giacomo ha dato lustro e nuovi soci a "Italia nostra". «Siamo aumentati sì, e alcuni vecchi soci illustri, come Vezio De Lucia, sono tornati a fare la tessera. Cè molta attenzione da parte della città e molti ci scrivono per segnalarci casi e per spingerci ad andare avanti. Questo è limportante». Prossime battaglie? «Molte, ma la più immediata è domani in Campidoglio (oggi, alle 17,30, nella Sala Pietro da Cortona del Museo dei Conservatori, ndr) quando presenteremo il bellissimo libro di Paolo Portoghesi, con le foto di Lorenzo Capellini, "La mano di Palladio"». Che centra Andrea Palladio con Roma? «Il grande architetto padovano (il vero nome è Andrea di Pietro dalla Gondola) è venuto a Roma almeno sette volte. E si deve al suo genio se la nostra architettura è stata divulgata in tutto il mondo e se si continua ancora a costruire, dallAustralia agli Stati Uniti, secondo i canoni romani reintepretati dal maestro manierista. Ebbene, domenica è il suo compleanno, poiché nacque il 30 novembre 1508. E vorremmo che il sindaco lo nominasse cittadino onorario, oltre a favorire una mostra su di lui nel 2009. Se cè una placenta generosa, questa è Roma. E Palladio è certamente un figlio di questa città meravigliosa».