Dalla Conversione di Saulo in Comune alla Storia di Giuditta al Diocesano le mostre di un solo artista diventano fenomeno di massa I motivi del successo sono il rigore scientifico e la capacità manageriale FASCINO E ALLESTIMENTO TUTTI I SEGRETI DI UN TRIONFO Fu dopo aver visto e rivisto la Deposizione di Caravaggio prestata dai Musei Vaticani al neonato Museo Diocesano che Marco Vitale, allora presidente di Bipiemme Gestioni, domandò al direttore del museo Paolo Biscottini come mai unesperienza così emozionante non venisse replicata. «Questione di soldi», rispose Biscottini. «Tu individua i capolavori, che ai soldi pensiamo noi», promise Vitale. Detto, fatto. Dopo Antonello da Messina, Beccafumi, un altro Caravaggio, Mantegna, a ancora Antonello, in questi giorni il Diocesano schiera Botticelli. Che va abbastanza bene, ma perde di netto il confronto col Caravaggio di Palazzo Marino. Il cui successo suggerisce qualche riflessione. La prima, sul perché Caravaggio conquista tanta più gente rispetto a Botticelli. I motivi sono diversi. Intanto, lartista: Caravaggio ha un fascino "maledetto" che resiste nei secoli, Botticelli è un pittore snob, che piaceva ai salotti neoplatonici fiorentini del Rinascimento e ancora oggi, più che scuotere le masse, attrae gli intellettuali, specie se in mostra non cè la popolarissima Primavera ma due minuscole tavolette di soggetto ostico. Secondo motivo, appunto, le dimensioni dei quadri: il Caravaggio è imponente (237 x 189 cm), i due Botticelli sono minuscoli (31 x 25). Terzo motivo, i soggetti: la Conversione di Saulo (San Paolo) è popolare e spettacolare, mentre la storia di Giuditta, tratta dallAntico Testamento, è ignota ai più, cattolici compresi. Quarto motivo, la location: palazzo Marino è centralissimo, il Ticinese - dove ha sede il Diocesano - è un quartiere fuori mano, frequentato solo di sera e non dai turisti, tantè che anche la Cappella Portinari in SantEustorgio, un capolavoro del Rinascimento che vale il Cenacolo di Leonardo, è ignorata dal grande pubblico. Last but not least, Caravaggio è gratis, Botticelli a pagamento. «Ma la vera ragione del boom di Caravaggio - avverte Paolo Biscottini, direttore del Diocesano - è la sua capacità di fare colpo sullimmaginario collettivo. I suoi quadri escono dalla superficie del dipinto e acquistano una dimensione cinematografica che emoziona e cattura lo spettatore. Accadde anche da noi con lo stesso Caravaggio e con lAnnunciata di Antonello: lo sguardo dolcissimo della Madonna interpellava personalmente il visitatore». Fin qui il confronto. Ma se Caravaggio funziona alla grande è anche grazie allorganizzazione. Lallestimento, le luci, i depliant, i due video che raccontano la storia e il restauro del quadro, il libretto per i bambini delle scuole, il solido catalogo scientifico: nulla è stato lasciato al caso, grazie anche al generoso intervento dello sponsor. ENI non dice quanto ha speso, ma la cifra non dovrebbe essere lontana dai 300.000 euro. Soltanto la teca che protegge il quadro è costata 50.000. Per come coniuga rigore scientifico e piglio manageriale, la mostra-evento di Caravaggio potrebbe forse mettere daccordo gli storici dellarte e il ministro Bondi, che in questi giorni litigano intorno a quale sia la strategia più idonea per valorizzare il nostro patrimonio artistico. Riflette Biscottini: «Il boom di queste mostre impone ai direttori di museo, che spesso lamentano la mancanza di visitatori, una seria riflessione sulla nostra capacità di accogliere, organizzare, coinvolgere, emozionare il pubblico».