AIDONE (andi). Dovranno restituire all'assessorato regionale ai Beni culturali 187 914 euro per non avere garantito pienamente la vigilanza sui siti archeologici che era stata loro affidata nel 1995 dalla Soprintendenza di Enna. È diventata definitiva, infatti, la condanna per i responsabili dell'«Istituto di sorveglianza Sant'Antonio scarl» di Aidone emessa nel 2002 dalla Corte dei Conti. A dire l'ultima parola (sentenza 06A2004) è stata la Sezione giurisdizionale d'appello perla Regione siciliana, presidente Salvatore Cilia, relatore Guido Carlino, consiglieri Giuseppe Cozzo, Luciana Savagnone e Mariano Grillo. La società dovrà accollarsi anche la rivalutazione monetaria dalla data in cui venne pagato il servizio fino alla pubblicazione della sentenza e gli interessi legali fino al saldo della condanna. I giudici contabili, in secondo grado, hanno confermato anche la condanna per «colpa grave» nei confronti di due funzionari della Soprintendenza di Enna: Anna Maria Bombaci e Mario Giunta chiamati in causa, come responsabile e funzionario della sezione archeologica, rispettivamente per 14.093 e 7.046 euro ma "in via sussidiaria rispetto all'istituto di vigilanza Sant'Antonio», ovvero solo in caso di mancato pagamento del debito da parte del principale responsabile e «nei limiti delle somme alle quali sono stati condannati». Assolta, invece, Enza Cilia (direttrice della sezione archeologica fino al 4 aprile del 1995), che in primo grado era stata condannata al pagamento di 7.046 euro. Confermata, infine, l'assoluzione da ogni addebito per Gianfilippo Villari allora soprintendente di Enna. L'istituto di sorveglianza «Sant'Antonio» di Aidone aveva avuto l'incarico di garantire, tra marzo e luglio del 1995, la vigilanza 24 ore su 24 in nove siti archeologici della provincia di Enna: Cozzo Matrice, Rossomanno, Capodarso, Fundrò, Ralmense, Montagna di Marzo, Diga Ogliastro.Salgismondo e Centuripe Ma anziché utilizzare 18 guardie giurale divise in tre squadre da 6 con turni di 8 ore ciascuna, come previsto dal contratto stipulato con la Soprintendenza ai beni culturali, ne avevano schierato in totale non più di otto. Fatti accertati dai carabinieri nel corso di un'indagine parallela e comprovati dai riscontri su buste paga e versamenti contributivi all'lnps. Per quell'incarico l'istituto di vigilanza «Sant'Antonio» aveva incassato poco meno di 700 milioni delle vecchie lire. Da qui l'avvio del procedimento da parte della magistratura contabile che, nella fase dibattimentale, aveva già escluso la responsabilità del soprintendente Gianfilippo Villari. I giudici contabili, invece, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, confermate in appello, parlano di «un coacervo di indizi sicuramente gravi, univoci e concordanti nel senso di far ritenere che l'Istituto Sant'Antonio abbia, in effetti, violato gli obblighi contrattuali impiegando un numero di unità di personale oggettivamente insufficiente ed ampiamente inferiore rispetto a quello richiesto per un corretto adempimento degli obblighi contrattuali».
Non garantirono la vigilanza nei siti. Dovranno restituire oltre 187 mila euro
L'Istituto di sorveglianza Sant'Antonio di Aidone è stato condannato a restituire 187.914 euro all'assessorato regionale ai Beni culturali. La condanna è stata emessa dalla Sezione giurisdizionale d'appello per la Regione siciliana. La società dovrà accollarsi anche la rivalutazione monetaria e gli interessi legali fino al saldo della condanna. Due funzionari della Soprintendenza di Enna, Anna Maria Bombaci e Mario Giunta, sono stati condannati a 14.093 e 7.046 euro, rispettivamente. La direttrice della sezione archeologica, Enza Cilia, è stata assolta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo