Nell'Iraq insanguinato dal terrorismo e dalla guerriglia è un gruppo di studiosi italiani a portare messaggi di pace lungo il filo indelebile della cultura, che unisce da sempre due mondi per molti aspetti antitetici. Un'equipe di archeologi e di restauratori dell'Università di Roma "La Sapienza", guidati da Giovanni Pettinato (ordinario di Assirologia presso l'ateneo capitolino), ha ricevuto l'incarico daTony Gorge, nuovo direttore del Museo archeologico di Baghdad, di fare l'inventario degli oggetti conservati nel Museo per accertare ciò che è stato razziato. Non è un incarico da poco se si pensa che Tony Gorge è stato voluto dagli americani e che quindi dovrebbe favorire studiosi d'oltreoceano; eppure Pettinato e i suoi colleghi sono stati preferiti in virtù delle lunga esperienza in Mesopotamia, che li ha portati per anni a operare sui siti archeologia di mezzo Iraq e ad acquisire una precisa conoscenza dei pezzi esposti nel Museo di Baghdad e di quelli conservati nei magazzini. Alla sua partenza Pettinato esprime forti perplessità sulla situazione in cui versa l'archeologia irachena e teme che parecchi reperti, soprattutto quelli di minori dimensioni e dunque più facilmente trasportabili, siano stati trafugati. «In particolare - dice - sigilli e tavolette cuneiformi di epoche sumera e assira sono stati rubati e messi in circolazione sul mercato nero. E questo è stato certamente fatto con la complicità di alti membri dell'esercito americano». «Un povero iracheno infatti - continua Pettinato -, alle prese con reali problemi di sussistenza quotidiana, per quali motivi ruberebbe un oggetto antico se non fosse sicuro di rivenderlo per pochi dollari a qualche militare, che poi lo farà circolare sul mercato nero?». E difatti i musei archeologici di Amman, del Cairo e, più in generale, grandi collezionisti occidentali si sono visti offrire a prezzi ragguardevoli statuette, vasellame, sigilli e tavolette depredati a Baghdad; e sui siti internet specializzati sono a disposizione numerosi oggetti preziosi fino a poco tempo fa conservati nei magazzini del Museo della capitale irachena, Pettinato si trova dunque con la sua équipe in questi giorni a Baghdad, dove le autorità irachene, per quanto provvisorie, cercheranno di agevolarne il lavoro scientifico. Chi più di tutti si è prodigato per la presenza degli studiosi italiani nel Museo di Baghdad è stato Al-Shooqer, già ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, che ora conserva un ruolo di primaria importanza di quel che resta della diplomazia di quel disastrato Paese: è proprio un attivo gruppo di iracheni di religione cristiana a cercare di mantenere vivi i contatti con l'Occidente e con l'Italia in particolare.