Contrariamente a quello che in genere si fa su un giornale, vorrei non presentare i lavori di un convegno, ma i suoi risultati. Dal 25 al 28 novembre si è tenuto al Grenoble, organizzato anche dalle maggiori università cittadine, un colloquio su due grandissimi storici francesi, di recente scomparsi, Jean-Pierre Vernant e Pierre Vidal-Naquet. È stato un colloquio per specialisti, ma la alta affluenza di pubblico ha confermato che questi studi sono a Napoli sempre assai vivi. Mi è parso un colloquio di altissimo livello, davvero europeo. Come hanno detto Claudia Montepaone e Bruno dAgostino, ricordare Vernant e Vidal-Naquet non è stata scelta estrinseca a Napoli, che li ha ospitati frequentemente. I due storici francesi, il maestro il primo e lallievo il secondo, hanno rinnovato, a partire dagli anni Sessanta, lo studio della cultura greca classica, unendo in modo originale marxismo e strutturalismo, filologia e storia. Le loro ricerche si sono rivelate illuminanti sia per gli archeologi impegnati nella ricerche su Paestum e Cuma, sia per gli storici della colonizzazione della Magna Grecia (si pensi a Lepore). Grazie al loro insegnamento, anche la storiografia classica napoletana si è perciò trasformata. Più attento alla storia culturale, dei miti e delle forme arcaiche del pensiero greco, Vernant; più attento alla storia sociale e politica, Vidal-Naquet. Giudicati in Francia storicisti, a Napoli strutturalisti, le loro ricerche trovarono tra noi ammirati consensi e feconde polemiche: a Napoli, città di forte cultura storicista, la volontà di Vernant di distinguere antropologia e storia ha suscitato infatti interesse e perplessità, come ha detto Giuseppe Galasso.