L'arte della guerra è sempre guerra all'arte. L'ultimo conflitto in Irak non ha fatto eccezione attingendo pesantemente a questo fondo irrazionale. La ricchezza culturale del Paese mesopotamico, patrimonio dell'umanità, ha così subito la deflagrazione delle bombe e quello degli istinti, la demolizione degli ordigni e quella dei ladri-vandali, che hanno praticato su larga scala - dribblando gli scarsi controlli - furti e saccheggi. Anche maldestri, con danni irreversibili. Ma contro questa demolizione dell'arte e della memoria c'è da oggi in Irak una speciale task force italiana. Dotata di armi non convenzionali (almeno in senso etimologico) ma sicuramente di «costruzione di massa». Si tratta del nuovo laboratorio di restauro - attrezzature, materiali e competenze - che deve far risorgere il museo di Baghdad. Uno dei più importanti siti archeologici del mondo, orrendamente compromesso. Tutto è nato dall'accordo tra il ministero per i Beni culturali {e la sovrintendenza per i beni archeologici di Roma) con Telecom Italia, che ha consolidato il progetto con il ricavato, circa 150mila euro, della vendita all'asta dei biglietti per il concerto di Paul Mc-Cartney al Colosseo, lo scorso maggio. E le «armi» trasportate? «Sono una grande umiltà, un'enorme preparazione scientifica, un immenso amore per l'arte - ha detto ieri il ministro Giuliano Urbani, presentando l'iniziativa all'aeroporto militare di Linate -. Cioè quelle coordinate umane e professionali che ci contraddistinguono nelle delicate situazioni in cui siamo impegnati in circa 40 Paesi nel mondo». «L'Italia è orgogliosa dell'incarico che il governo della coalizione ci ha asse7 gnato - ha continuato il responsabile dei Beni culturali, sotto l'ala dell'Ilyuschin (di una compagnia ucraina) pronto a decollare per Baghdad -. È una grandissima responsabilità. Ma ho la speranza che queste nostre attrezzature e questo nostro impegno possano trasformarsi, per il popolo iracheno, anche in un laboratorio di democrazia». E Tronchetti Provera, presidente di Telecom Italia, ha sottolineato come l'«efficace» collaborazione con il ministero abbia «unito la tradizione italiana nel campo della solidarietà al doveroso recupero di un patrimonio comune». Il laboratorio italiano, operativo entro una decina di giorni, accoglierà archeologi e tecnici provenienti da tutto il mondo. Subito impegnati nel difficile compito di riportare allo stato originario i reperti ritrovati. Su ciò ci sono già le prime cifre: i carabinieri in Iraq. Quelli che si occupano della tutela culturale, hanno finora recuperato 300 oggetti trafugati, mentre sono 3mila quelli che hanno censito (ci sono stati anche 40 arresti, persone sorprese a saccheggiare gli scavi archeologici). Del resto, il «fronte» dei nemici è ampio: basti pensare agli organizzatissimi mercanti d'arte, alla mancanza di tecnici locali, agli scavi clandestini, alla necessità di una moderna catalogazione, ai danni culturali di un decennio di embargo. Tra i «registi» del contributo italiano al salvataggio del patrimonio iracheno c'è anche Giuseppe Proietti, direttore generale antichità del ministero, e anche responsabile del progetto italo-iracheno per il restauro e la salvaguardia dei resti della città assira di Ninive (oggi Mossul). Quando sarà possibile assistere alla rinascita, sia pure parziale, del museo di Baghdad? «Non passerà troppo tempo - ha concluso Proietti -. Nel giro di qualche mese credo sarà possibile riaprire al pubblico la sezione assira. E proprio grazie al contributo italiano. Poi, piano piano, toccherà al resto della raccolta».