Opera di Mazzucchetti, sarà in parte demolita per il nuovo museo Il cda ha votato per labbattimento Contrario soltanto il rappresentante della Regione Il nuovo allestimento del Museo Egizio di Torino fa discutere. Anzi: solleva qualche polemica e fa insorgere qualche divisione allinterno del consiglio damministrazione della Fondazione Museo delle Antichità egizie. Durante lultima seduta dellorganismo, avvenuta alla fine della scorsa settimana, è emerso che il progetto definitivo dei lavori, in procinto di diventare esecutivo e firmato, tra gli altri, dagli architetti Aimaro Isola, Carlo Aymonino e Paolo Marconi, oltre che dallo scenografo Dante Ferretti, prevede tra le altre cose la demolizione di due rampe di scale, situate al piano terreno, che conducono allo scalone monumentale ideato da Alessandro Mazzucchetti. Chi era Mazzucchetti? Un ingegnere di origini biellesi, nato nel 1824 e morto nel 1894, che fu autore, tra la metà e lultimo scorcio dellOttocento, di numerose opere pubbliche nel centro di Torino (ma pure ad Alessandria e a Genova, dove progettò le stazioni ferroviarie): si va dalla facciata di Porta Nuova, realizzata con la collaborazione di Carlo Ceppi, alla risistemazione della piazza Carlo Alberto e agli interventi nel guariniano e seicentesco Collegio dei Nobili, dove vennero ospitati lAccademia delle Scienze, il Museo Egizio e la Galleria Sabauda. A polemizzare è stato Pino Chiezzi, ingegnere, una lunga vita politica alle spalle (prima nel Pci, quindi con Rifondazione comunista e in seguito nel partito dei comunisti italiani), da poco membro del cda della Fondazione per conto della Regione Piemonte. Ha contestato la decisione di abbattere i manufatti di Mazzucchetti che «fanno parte a pieno titolo», come ci spiega, «dello scalone monumentale e devono essere conservati e salvaguardati in quanto beni architettonici di valore artistico e storico. Sono quelli che, in materia di tutela urbanistica, vengono definiti una invariante architettonica, che dunque non si può toccare». Nel corso della riunione di una settimana fa ha esternato la sua contrarietà e poi ha votato contro la prevista demolizione delle due rampe, su cui, almeno in sede di discussione, aveva espresso qualche perplessità pure Alain Elkann, presidente della Fondazione del museo delle antichità egizie. Successivamente Chiezzi, che si dice «amareggiato da semplice cittadino, non da consigliere» per quella scelta demolitrice e che per lui è «insensata», ha manifestato inoltre la volontà di sottoporre la questione al Consiglio superiore dei beni culturali, presieduto da Salvatore Settis, che peraltro è già stato informato delle scelte del consiglio damministrazione dellEgizio. Il progetto del nuovo museo, intanto, è stato approvato da tutti gli altri componenti del consiglio della Fondazione, Elkann compreso: essendo presidente, questultimo si è correttamente adeguato al volere della maggioranza. Tuttavia non è ancora detta lultima parola sulle rampe, ognuna di diciotto gradini, pensate dallingegner Mazzucchetti. Se le obiezioni di Chiezzi saranno ritenute convincenti, si sostiene in Fondazione, potrebbe essere rivista quella decisione, sulla quale vengono sempre mantenute alcune riserve. Il tempo per cambiare idea, daltronde, non manca, considerato che il via libera al progetto esecutivo, che permetterà linizio dei lavori di risistemazione museale, sarà dato fra circa due mesi. Una porta è rimasta aperta, insomma.
TORINO - Egizio, lo scalone della discordia
Il Museo Egizio di Torino sta subendo un nuovo allestimento. Il progetto prevede la demolizione di due rampe di scale, progettate da Alessandro Mazzucchetti, per far posto allo scalone monumentale. La decisione ha sollevato polemiche e divisioni all'interno del consiglio di amministrazione della Fondazione Museo delle Antichità egizie. Pino Chiezzi, ingegnere e membro del consiglio, ha contestato la decisione, affermando che le scale devono essere conservate e salvaguardate come beni architettonici di valore artistico e storico. Alain Elkann, presidente della Fondazione, ha approvato il progetto, ma non è ancora detto se le obiezioni di Chiezzi saranno ritenute convincenti.
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