Tira una brutta aria per la cultura. Dall'Italia dei tagli alla scuola e alla ricerca della Gelmini alla nuova giunta Dellai, che sceglie di affidare la cultura (grande vanto della nostra autonomia illuminata) al Patt. Non eravamo la provincia in controtendenza, che riesce a contrastare la cultura del berlusconismo più becero e la marea montante del leghismo? Ed invece rischiamo di affondare in una melassa di nostalgie in salsa pantirolese, come annuncia Panizza che punta più risorse alle piccole istanze locali, che ad una visione davvero in grado di contrastare l'omologazione. Che può essere vincente solo in una dimensione aperta all'esterno, disponibile all'innovazione. Si oscilla così tra una svolta restauratrice, mentre a livello nazionale il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi nomina il supermanager Resca per gestire i musei italiani come un'industria e cercare di fare utili anche a tali istituzioni. Le ingerenze pesanti della politica non finiscono qui: il cambio di potere al governo e al Comune di Roma, ha comportato l'inevitabile spoil system: la conseguenza è la mancata sostituzione di Danilo Eccher alla guida del Macro, il Museo di arte contemporanea di Roma, che da sei mesi è inattivo. Stesso destino è toccato al Museo di Siracusa e non va meglio alle nostre latitudini, con il licenziamento di Corinne Diserens dal Museion, giustificato per aver sforato il budget, ma che in realtà è dipeso dalla polemica sulla rana di Kippenberger (crocefisso da noi, mentre il Moca di Los Angeles e il Moma di New York si apprestano a glorificarlo). Eppure tra gli estremi di puntare ad una gestione manageriale della cultura (che non è da bocciare a priori, ma va fatta con persone competenti e non da manager della Mc Donald's) o di affidarsi al buon tempo passato, deve esserci una via di mezzo. Un buon esempio di come si può affidare la cultura anche all'intervento privato, è quello del passaggio della Galleria civica di arte contemporanea di Trento a Fondazione. Ma anche in questo caso quanto di buono è stato costruito in termini di rapporti internazionali e di opportunità per giovani talenti, dall'attuale direttore Fabio Cavallucci, rischia di andare vanificato per la sfiducia che l'assessore Maestri ha dichiarato nei suoi confronti. Insomma, sarebbe il caso di decidere se alla cultura vogliamo affidare il ruolo di ancella della politica o se, anche nei momenti di crisi, può essere una risorsa su cui investire davvero.
Supermanager e nostalgie: tira una brutta aria
La cultura italiana rischia di essere danneggiata dalla politica. La nuova giunta di Roma ha affidato la cultura al Patt, che non è in grado di contrastare la cultura del berlusconismo. Il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi ha nominato un supermanager per gestire i musei italiani come un'industria. Le ingerenze della politica hanno comportato la mancata sostituzione di alcuni dirigenti dei musei. Il governo e il Comune di Roma hanno anche introdotto un sistema di spoilt, che ha portato a licenziamenti e chiusure di musei. La cultura italiana rischia di essere dimenticata e di non essere più una risorsa importante per il paese. È necessario decidere se la cultura debba essere affidata alla politica o se debba essere una risorsa indipendente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo