«L'Università è la vera questione nazionale, perché senza investimento sulla conoscenza non c'è futuro». Il pro rettore vicario dell'ateneo patavino, Giuseppe Zaccaria, appoggia gli occhiali sulla scrivania del suo studio, al secondo piano del Bo. E scuote la testa. «Mentre in Francia il primo ministro Sarkozy decide di raddoppiare i finanziamenti ai dieci istituti più virtuosi riflette il professore , qui in Italia si discute solo di tagli al bilancio. Ma in questo modo si finisce solo per spingere i giovani verso una prospettiva perdente». Oggi alle 12, nell'aula dell'archivio antico, il professor Zaccaria ripeterà questi stessi concetti nel corso del convegno «L'Università in trasformazione», a cui parteciperanno anche il direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis e il presidente dei giovani imprenditori di Confindustra di Padova Jacopo Silva (coordina Umberto Vincenti, direttore del dipartimento di Storia e Diritto Canonico). «C'è bisogno di una riflessione seria, lontana dalle contingenze del momento spiega Zaccaria , il problema dell'istruzione e della formazione non riguarda solo il mondo accademico, ma l'intero sistema Paese. Purtroppo stiamo perdendo le nostre migliori intelligenze. E non è solo una questione di "fuga di cervelli" prosegue il professore , noi prepariamo al meglio i nostri ragazzi, poi però li svendiamo all'estero». Ma quale prospettive si presentano allora per un'università, stretta da un lato dalla morsa dei provvedimenti ministeriali e dall'altra dalle manifestazioni di piazza? Da Zaccaria arriva un'analisi attenta: «Bisogna riconoscere che la mobilitazione di queste settimane, salvo rari casi, è stata composta e positiva e ha evidenziato con grande forza proprio le questioni più importanti: i giovani e il loro futuro». Nel nostro paese, tuttavia, l'investimento pubblico per l'istruzione resta assai limitato: lo Stato gli riserva solo lo 0,76 del Pil, a fronte di una media europea dell'1,15 . Con questi numeri come è possibile dare nuovo slancio al sistema? Il pro rettore abbozza una triplice soluzione: «Innanzitutto sarà necessario rivedere il sistema di reclutamento: bisogna puntare in modo trasparente sul merito e non sulle appartenenze dice Zaccaria . Secondariamente bisognerà concentrarsi su finanziamenti più mirati. E infine occorrerà innalzare la qualità della didattica e della ricerca». L'ateneo patavino ha appena presentato la bozza di bilancio per il 2009 e i dati parlano chiaro: «Noi stiamo facendo la nostra parte dice il prorettore , nessuna università devolve il 12 dei proprii fondi per la ricerca e la formazione». Ma questo non basta: «Già perché se i tagli venissero confermati tra cinque anni faremo fatica anche a pagare gli stipendi», chiude Zaccaria inforcando di nuovo gli occhiali. «In questo modo però toglieremo la speranza alle nostre prossime generazioni».