Lo scoop è uno studio del 2004, realizzato e, chissà perché, mai presentato dal Comune. S'intitola «Elementi per un progetto di trasformazione dei Navigli interni» e spiega come sia possibile scoperchiare la fossa e rimettere l'acqua in circolo sulla circonvallazione interna, lungo Molino delle Armi, Santa Sofia e via Sforza. «I milanesi hanno nostalgia della Cerchia e senso di colpa per non essersi opposti alla copertura», dice Empio Malara, l'architetto-urbanista che ha messo la valorizzazione dei canali al centro dell'attività dell'associazione Amici dei Navigli e del suo ultimo libro, «II Naviglio di Milano», edizioni Hoepli, che verrà presentato questa sera. Malara è alla testa del partito trasversale secondo cui non è troppo tardi per fare un passo indietro. Anzi, l'Expo sarebbe l'occasione giusta per riscoprire un pezzo di storia sepolto e semi-dimenticato. «È stata Milano a portare in città il fiume navigabile che non aveva e ora si ritrova un patrimonio senza eguali in Europa, spesso sconosciuto agli stessi amministratori...». Malara ne ha fatto una battaglia di civiltà: «Ripristinare il Naviglio interno è una scelta di modernità. Qualcuno ha presente il canale Saint Martin a Parigi? Altro che passatismo». C'è un calabrese a guardia dei Navigli. Malara, classe 1932, nato a Cosenza, studi a Firenze, Prato e al Politecnico di Milano. La sua firma è sul primo piano regolatore del Parco del Ticino e «passeggiando lungo il Naviglio Grande, sarà stato il '76, mi sono innamorato di questa storia». L'idraulica ai tempi dei Visconti e degli Sforza, l'ingegneria di Leonardo e i contributi spagnoli, francesi, austriaci, il declino Ottocentesco fino alla copertura fascista. «Trent'anni fa», racconta, «nessuno si occupava dei Navigli. L'ultima mappatura era del 1927». Malara lavora tre anni al nuovo masterplan e nel 1986 fonda l'Associazione «per stimolare le istituzioni a darsi una prospettiva». Insomma: a non tirar su le sponde dopo ogni crollo, ma a pensare come far rinascere la rete e garantirle uso e turismo. Riaprire la fossa interna, da via Arena a Porta Nuova. Riscoprire le Gabelle. Ricollegare la Darsena alla Conca di Viarenna, riscoprendo il laghetto che porterebbe le barche sotto le Basiliche. Completare l'idrovia Locarno-Milano-Venezia entro il 2015. Questo progetta (e regala all'amministrazione) Malara. Pensate a vaporetti sull'acqua, metrotranvie fluviali, approdi davanti ai monumenti. Si può fare? «Sarebbe solo un vantaggio. Meglio concentrarsi sulla riscoperta di questo patrimonio che costruire un nuovo canale per l'Expo». Inutile? «Debole. Pensiamo invece a un Naviglio navigabile sopra la nuova linea 4 del metrò. Adesso o mai più». I nemici dei Navigli? «Con gli apicoltori c'è una distanza storica». E le istituzioni? «Sono più attenti i piccoli Comuni dell'hinterland». Ma è la Darsena a creare polemiche. I comitati cittadini non vogliono il parcheggio sotto e intanto l'antico porto di Milano sta diventando una discarica. «Chi protesta», dice Malara, «è male informato, i box sono funzionali al nuovo approdo turistico. Era un porto la Darsena? Sì. Deve tornare a esserlo».