Il presidente della regione Sardegna, con un gesto clamoroso, ha mandato a quel paese la sua maggioranza di centro-sinistra che voleva stravolgere le misure di protezione ambientale e di lotta alla speculazione edilizia che erano state il pezzo forte della sua politica. La storia è abbastanza nota. Som aveva imposto norme molto severe per salvare sia le coste che le zone interne della Sardegna. Questo aveva provocato una reazione formidabile delle classi dirigenti sarde, che avevano organizzato un referendum per rovesciare la politica di Som e avevano investito grandi quantità di danaro e di "potenza informativa" per vincere il referendum. Che però hanno perso. Allora hanno cambiato strategia e alla fine sono riuscite a penetrare anche nella maggioranza di centrosinistra, ottenendo dal consiglio regionale uno stravolgimento delle leggi. A questo punto il presidente Som ha deciso di far saltare tutto, di ritirarsi, di puntare alle elezioni anticipate. E' cosi, Presidente, conferma le sue dimissioni? Confermo che ho consegnato la lettera di dimissioni al Presidente Spissu, così come previsto dalle norme-. E' un passo che ho meditato, che ho meditato seriamente, ma mi sono convinto dell'utilità, della necessità di questa decisione. Non sono interessato a governare a tutti i costi e a governare comunque, credo che sia giusto governare se si riesce ad essere coerenti con il programma presentato agli elettori. Altrimenti si rinuncia. E In coerenza non è pia possibile? Oggi quella coerenza rischiava di venir meno, in maniera evidentissima, e per questo ho dovuto segnare un distacco rispetto alla mia maggioranza. La legge prevede un cosiddetto periodo di raffreddamento, dopo le dimissioni del Presidente. Prevede la necessità che le dimissioni debbano essere seguite da un dibattito in aula, che necessariamente si deve tenere tra il ventesimo e il trentesimo giorno a partire da oggi. Quindi abbiamo tutto A tempo per riflettere e per verificare il patto della maggioranza. Quello che è importante per noi ho cercato di dirlo: coerenza anche sul tema del governo del territorio, che è il tema di cui ci occupavamo oggi, e coerenza vuole che una delega che è stata appena esercitata dalla Giunta regionale, e che è stata confermata dall'esito del referendum, a cui hanno votato contro solo il 17 dei sardi, nonostante un dispiego di forze mediatiche come mai si era visto in questa regione, quella delega dev'essere mantenuta. Presidente, dicono che lei sia «un uomo solo al comando», cioè che le piaccia governare in solitudine, e che Non è vero. Non mi piace affatto governare in solitudine. Consulto, chiedo partecipazione, discuto. Mi piace l'aspetto collettivo dell'azione di governo. Ma questo naturalmente non vuoi dire che si può stravolgere un programma, non vuoi dire rinuncia alla coerenza. E poi, è chiaro, sono uno che mi consulto molto, ma poi prendo le decisioni. E'molto amareggiato per come sono andate le cose? Certo che sono amareggiato. E' deluso dalal politica? Deluso dalla politica no, anzi, sono più consapevole di cinque anni fa dell'importanza, del valore, del grande valore anche morale dell'impegno politico, ma io questo impegno non lo farò venir meno. Oggi non è l'ultimo giorno del mio impegno politico, e ho già detto in aula che manterrò il mio impegno politico. Non eravamo abituati a un presidente che si dimette se non costretto Ma io sono stato costretto. Costretto a scegliere fra governare per governare, rinunciando alla coerenza, al progetto che ho presentato agli elettori, oppure ribadire la necessità di rinnovare la politica che è un impegno sulla parola data. Da questo non ci si può allontanare, altrimenti è tutto senza senso. Abbiamo fatto molte cose in questi anni, nel confronto con lo stato, il demanio, le servitù militari. Il risanamento, il taglio delle spese, degli enti. Ma forse ciò che mi aveva spinto di più in politica era la necessità di tutelare l'ambiente e governare il territorio, in una Sardegna che vedevo consumare il territorio, edificare dovunque, nelle campagne, consumare il territorio attorno alle città facendo un'enorme periferia. Sembrava un piccolo punto, quello su cui si è rotto... Quel piccolo punto era in realtà enorme: era dirimente. Diceva: la giunta regionale è legittimata o no a terminare la seconda parte del Piano paesaggistico regionale, comprese le zone interne? Il consiglio regionale ha cercato di revocare la delega avuta negli anni passati e chi recentemente è stata confermata dal re fèrendum. Il referendum l'unico effettx che avrebbe avuto - se avesse avuto sue cesso, ma non lo ha avuto - era quelle di togliere alla giunta quella delega, ; continuare a fare nelle zone interne nell'agro quel che ha fatto sulle coste. I quel che non è riuscito al referendun della destra lo voleva fare la mia maggio ranza. Revocare un mandato signific; togliere la fiducia. Ieri mi si stava dicen do questo. Ho avuto l'impressione che c'era una parte della maggioranza che avendo mal digerito la legge sulle coste voleva prendersi la rivincita. Con l'effetto di rimettere in discussione la possibilità di costruire neiragro a ridosso della costa, per spostare lì la speculazione che non si è più potuta fare nella fascia costiera. Cosa farà ora? C'è la finanziaria non approvata in consilgio. Ho pensato alla crisi economica grandissima che sta investendo il mondo, che i governi cercano di contrastare, come fanno gli USA e Gordon Brown (che parla di redistribuzione del reddito, argomento tabù in Italia....). Avevamo presentato una finanziaria fortissima di sostegno alle fasce deboli, agli anziani, ai poveri. Ma le dimissioni erano necessarie, perché con una maggioranza che aveva rotto il patto che la tiene insieme, non si poteva affrontare una discussione seria sulla finanziaria.