Non è più possibile riscoprire il Naviglio interno né tantomeno lo spirito di quel passato». E andato, storia chiusa, pensiamo piuttosto a riportare il decoro dove sè perso, attacca il critico darte Philippe Daverio: «La condizione della Darsena, per dire, è impressionante. E più urgente ripulire i Navigli, gli infiniti orrori che ci sono, dalle casupole alle barcucce-ristorante, e aggiustare ponti e parapetti che crollano, invece che insistere con progetti irrealizzabili». Non la affascinano, eh? «Dico solo che lo stato dei Navigli, oggi, è impresentabile persino per una città del terzo mondo, figuriamoci per la metropoli dellExpo». Eppure il piano di riscoperta della Cerchia piace ai milanesi. «I milanesi sono così, vogliono tutto subito dopo aver ottenuto niente per anni. Lo dico in latino: in medio stat virtus. Accontentiamoci di eliminare la mediocrità straziante dei Navigli. Il mondo di una volta è stato eliminato, distrutto. Intendiamoci: è romantico e dimostra amore per Milano chi rivuole il passato: ma un ritorno a quella città è improponibile». La sua scaletta di priorità? «Cancellare il progetto del parcheggio sotterraneo nella Darsena, che è infausto e antiestetico, mentre la zona è diventata un deposito triste. E poi riordinare larredo, le aiuole, i marciapiedi. Dare la giusta attenzione a quel che cè, non a quel che è stato. Concentrarsi sulle possibilità di miglioramento della qualità urbanistica». Niente progetti da sognatori? «I progetti valgono quando possono essere realizzati. La riapertura della Fossa interna è unipotesi meravigliosa, ma è e resterà unipotesi. Se ne parla da trentanni, no?». Se ne parla e basta... «Sì. Se ne parla e basta. Le pare possibile distruggere la città per ritrovare un canale?».