Un ex manager McDonalds alla guida dei musei italiani nominato dal ministro della Cultura allo scopo di «salvaguardare il patrimonio artistico». «Non conosco Mario Resca e non so chi abbia spinto per questa nomina. Dico solo che certe competenze non siano interscambiabili. Se domani mi offrissero la poltrona da governatore della Banca dItalia la rifiuterei, nonostante un cospicuo stipendio sotto gli occhi. Sono un storico dellarte». Salvatore Settis, presidente del consiglio nazionale dei beni culturali e direttore della Normale di Pisa, non ama i guizzi mediatici, ma le sue parole contro il futuro super-manager nominato da Bondi nella bozza di una proposta di legge che mira a rivoluzionare il sistema museale hanno acceso lo scontro prima che sulle poltrone, sulle competenze («come può uno che si è occupato di cheeseburger gestire lintero patrimonio museale italiano?»). A Milano per presentare il libro (edito in Italia da Skira) La crisi dei musei di Jean Clair, ex direttore del Musée Picasso e della Biennale di Venezia del Centenario, ha aperto una discussione sul ruolo dellarte in Europa e in Italia. II ministro Bondi definisce Mario Resca «uno dei più affermati manageritaliani». Sul tavolo cera anche il nome del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci. Non credo che debba essere un manager a gesti re il patrimonio artistico italiano. Quello che si contesta non è solo la scelta del nome ma lintera proposta di legge: quali sono le competenze del manager? E le funzioni del ministro? Si parla di prestiti. Con quali criteri verranno fatte delle concessioni? Ma la mia domanda è: potrebbe mai un ex direttore dei musei vaticani occuparsi di McDonalds? Considera "allarmante" il fatto che nemmeno uno dei musei italiani figuri nella lista dei dieci più visitati al mondo? Se concepiamo listituzione museo come una qualunque altra azienda potremo pensare di chiudere anche le scuole, è una mia proposta, anche se a quello già ci stiamo arrivando. Il punto è che un museo non deve essere "redditizio". Il numero non è ciò che dà spessore alla cultura. Un team di sovrintendenze e di tecnici del ministero dovrebbe affiancare Resca. Questa è stata una delle assicurazioni del ministro, soltanto verbali. Non sono contenute nel decreto legge: per questa ragione in rappresentanza del consiglio nazionale dei beni culturali abbiamo rifiutato labozza. La figura del super-manager è delineata in un ruolo così ambiguo da non lasciare margini di ragionamento. Che Bondi ripensi allintero decreto. Quale dovrebbeessere il ruolo dei musei in Italia? Io credo che i musei, i luoghi darte debbano dialogare con la città. Dovremmo pensare aquesti spazi come a nodi urbani, lItalia non è un museo: è un luogo vivo. Non pensare allarte solo per la "tutela": i musei non devono essere trasformati in cimiteri delle opere né come miniere di petrolio, assoggettati a una continua rincorsa al denaro. Bisognerebbe che si investisse in modo da trasformare i luoghi dellarte come luoghi di coscienza del cittadini, altrimenti tutto è perduto. Prospettive? La priorità dovrebbe essere quella di investire sullinteresse, quindi sui servizi, come ad esempio nei tanti piccoli musei diffusi sul territorio, autentica ricchezza culturale del nostro Paese. Francia e Italia hanno entrambe una responsabilità perché entrambe hanno contribuito a costruire il concetto di patrimonio culturale. Questa legge ritorna a un vecchio concetto di tutela che non aveva alcuna normativa: lo ripeto non trasformiamo i nostri musei in un luogo di morti dellarte, mettendo tutto sotto una teca. Ha pensato di dimettersi? Non è tra le mie intenzioni. A luglio avevo presentato sulle colonne del Sole 24 ore i dati sulla crisi museale. Ci fu una bufera, adesso non oso fare previsioni. Resca ha detto che il Louvre ad Abu Dhabi è un suo modello. I musei americani a volte già vendono le loro opere chiamandola de-accessione. È unafase in cui tende acadere quel principio di dicotomia tra opere in venditae opere museali.