SASSARI. Il sottosuolo della città continua a rivelare sorprese. Questa volta non sono saltate fuori mura del Trecento o ambienti del vecchio castello. Gli archeologi della Soprintendenza, infatti, ieri mattina hanno scoperto la più antica discarica della città: ha oltre settecento anni e custodisce un mare di informazioni utili per capire le abitudini dei sassaresi del Medioevo. La scoperta è stata fatta all'archivolto del Carmine, dove sono in corso i lavori per i sottoservizi. L'archeologa Laura Biccone ha riportato alla luce lo scheletro di un cavallo che, assieme a tonnellate di altri rifiuti, era stato gettato oltre le mura di cinta della città medievale. All'epoca, infatti, per liberarsi dell'immondizia, al posto di siti distanti come può essere oggi «Scala Erre», venivano tranquillamente utilizzati i terreni intorno alla città murata. Con buona pace dell'olfatto dei residenti e dei viaggiatori (anche se l'interno della città non era molto più profumato). Il punto in cui sono stati fatti i ritrovamenti si trova vicino al percorso delle vecchie mura, a pochi metri da viale Umberto. Probabilmente i sassaresi mangiavano carne di cavallo anche all'epoca (almeno chi poteva permetterselo), ma quello trovato ieri mattina morì sicuramente di morte naturale. Alcune vertebre, infatti, sono saldate tra loro, segno che l'animale visse molto a lungo. Inoltre, nelle ossa non ci sono i segni della macellazione. Ma oltre al «ronzino» del Trecento, l'archeologa ha trovato altri resti dell'epoca, che fanno capire che tipo di attività si svolgessero nella zona della città vicina alla discarica e cosa mangiassero i cittadini di allora. In particolare, sono venuti alla luce alcuni pezzi di corna di cervo, parzialmente lavorati, che probabilmente venivano utilizzati per fare i manici dei coltelli. Trovati anche pezzi di ceramiche e di vasellame usato per la cottura. Sul fronte del cibo, sono saltati fuori frammenti d'osso di pecora, di maiale e di bovino.