Ducentoventi fra docenti e tecnici firmano una lettera aperta. Ad oggi 220 docenti e tecnici amministrativi hanno sottoscritto una lettera per dire no alla vendita del San Niccolò. Ecco il testo della lettera: "La valutazione degli immobili, l'avvio delle procedure di dismissione e la predisposizione di un più organico piano di valorizzazione del restante patrimonio immobiliare saranno avviati alla luce della relazione finale della società incaricata Reag. A prescindere dal merito di questa decisione, ci pare singolare il metodo con cui essa è stata presa. L'alienazione o la dismissione di beni immobili dell'Ateneo è un'operazione di tipo difficilmente reversibile, che condizionerà la vita della nostra Università, anche dopo il risanamento. Riteniamo che a monte di decisioni che coinvolgono i beni immobili dell'Ateneo ci debba sempre essere una valutazione meditata, attenta e sostenibile; a maggior ragione quando sono coinvolte strutture nevralgiche per la didattica e la ricerca. Con questa lettera intendiamo rivolgere alcune domande al Rettore, al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione: quali sono i criteri sulla base dei quali gli organi stanno elaborando e definendo il piano di eventuali dismissioni di immobili appartenenti al patrimonio dell'Ateneo e, se esistono, perché non sono stati resi noti? Questi criteri di valutazione sono meramente economici o tengono conto di parametri riferibili alle attività didattiche e di ricerca associate alle strutture? Se volessimo fermarci a valutazioni solo di tipo economico, quanta parte del debito andrebbe a colmare la vendita di immobili che ospitano strutture didattiche e di ricerca? Non è forse possibile che il debito strutturale venga invece aggravato da tali operazioni? Per esempio, quanti milioni di euro annui costerebbe l'affitto (lease back) di un immobile come il palazzo San Niccolò, per poter mantenere tutte le attività didattiche e di ricerca in esso presenti? Non sarebbe necessario elaborare le valutazioni di tipo economico svolte dalla società Reag spa, sulla base di considerazioni di tipo accademico, nell'ambito degli organi esistenti e con un ampio contributo di tutte le componenti della comunità accademica? Dato il modo parziale e assai poco trasparente in cui si è svolta la comunicazione fra gli organi di governo e la comunità accademica in questi lunghi mesi di profondo disagio per tutti noi, strutturati e non strutturati, ci vediamo costretti a porre queste domande pubblicamente, pretendendo una risposta chiara, come pure un dibattito aperto su questo tema. Coscienti della gravità della situazione in cui versa il nostro ateneo, manifestiamo la volontà di contribuire costruttivamente alla soluzione di questa crisi. Tuttavia non siamo disposti ad accettare alcun piano di dismissione fondato su principi non chiari. Prima di procedere a eventuali alienazioni è indispensabile che gli organi competenti forniscano alla comunità accademica un'analisi dettagliata e comparativa dei costibenefici che deriverebbero dalla dismissione di ciascuna struttura dell'Ateneo, nessuna esclusa"