Un conto corrente per l'uomo di Cinmabue. Una ciambella moderna, spesso più efficace di qualunque cima lanciata nel mare in tempesta. Un conto corrente che la Diocesi ha già aperto, su indicazione del Vescovo. Perché Gualtiero Bassetti ha deciso di rompere gli indugi. E dopo tre giorni di riflessione, e di sofferenza, idealmente lì, davanti al portone sbarrato di San Domenico è intervenuto in prima persona. E non solo con il conto corrente. JNo, con una prima somma che la Diocesi ha stanziato: 50 mila euro, per tappare la prima falla, il rischio che il cantiere venga chiuso. E con un appello a tutta la città. «Uno città che come la chiesa locale si sente orfana di un luogo di fede e di preghiera particolarmente caro al popolo aretino». Orfani, orfani davanti a quel portone sbarrato. Orfani ma non rassegnati. E per questo il Vescovo rinnova, anche davanti all'uomo di Cimabue, la sua linea prediletta: chiamare a raccolta gli uomini ma anche gli enti di buona volontà. «La Diocesi e il Comune riporta la nota con un documento congiunto si faranno interpreti presso il Ministero dei beni culturali della necessità di reperire al più presto le risorse ne-cessarie al completamento dell'intervento avviato dalla Soprintendenza». Un miracolo di sintesi: tutti in quattro righe, chiesa, Comune, soprintendenza e governo. Come se il Vescovo l'appello, prima di lanciarlo, lo volesse fare: magari per «sgamare» gli assenti. «Ma in attesa che questa iniziativa dia i frutti sperati è indispensabile impedire la chiusura del cantiere e riprendere senza indugiom il restauro». Motivo? «Per non disperdere tempo e risorse e non privare a lungo la città e la comunità cristiana di San Domenico». Per riuscirci la Diocesi si fruga in tasca, destinando 50 mila euro alla prosecuzione dei lavori. «La somma servirà a non interrompere il cantiere e a completare lo studio sulle condizioni del tetto». Firmano l'assegno, certi che non basti. Andare oltre «sarà possibile solo grazie alla generosità dei fedeli, delle istituzioni, del tessuto professionale e imprenditoriale». Gli appelli si incrociano nel messaggio in bottiglia che dalla Diocesi atterra dappertutto. Gli appelli e i numeri. I numeri del conto corrente, aperto nell'agenzia 15 di Banca Etruria. Avete carta e penna? Codice IBANIT12Y0539014124. Un attimo di respiro e sotto col conto corrente: più facile, un «100» preceduto da 9 zeri. Intestato alla Diocesi e con causale "Contributo per il restauro di San Domenico". Una bana azione, che ha anche un rientro: il comunicato stampa della Diocesi ricorda infatti che le offerte possono essere dedotte dalle tasse. Secondo percentuali e formule che vi risparmia-mo, se non altro per non fare concorrenza sleale ai vostri commercialisti. Basta il pensiero? Beh, non proprio, stavolta ci vogliono gli euro, anche se le speranze si concentrano sul governo: e sul ministro Bondi, che domani ascolterà dall'onorevole Bianconi il quadro della situazione. Ma intanto la città prova a fare da sola. Raccogliendo i soldi nel cappello, come nel finale de «La vita è meravigliosa». Dove la gente svuota il salvadanaio e senza neanche poterlo detrarre dalle tasse. E' vero, nel film fa la sua parte anche l'angelo. Ma chissà non abbia da dire la sua: in fondo l'uomo di Cimabue dovrebbe stare a cuore anche a lui.
AREZZO - Aiutateci a salvare Cimabue
La Diocesi di Orvieto ha aperto un conto corrente per il restauro di San Domenico, chiesa di Cimabue, e ha chiesto ai fedeli di contribuire con una somma di 50.000 euro. La chiesa è stata chiusa per lavori di restauro, ma la Diocesi ha deciso di proseguire con la somma destinata al cantiere. Il Vescovo ha lanciato un appello a tutta la città e ha chiesto l'aiuto di enti di buona volontà. La Diocesi ha anche richiesto il sostegno del governo e del Ministero dei beni culturali. La città di Orvieto sta cercando di raccogliere fondi per il restauro, anche attraverso la raccolta di fondi nel cappello.
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