A ottobre erano stati i funzionari della Soprintendenza ai «Beni storico artistici ed etnoantropologici» a lamentare tra le tante carenze materiali anche la carta per fare le fotocopie. A un mese di distanza, a denunciare «rischi e disagi» sono io colleghi funzionari della Soprintendenza ai «Beni architettonico paesaggistici»: Rosalba De Feo, Maddalena Di Lorenzo, Vittorio Grieco, Costanzo Laudisio, Isabella Mandia, Fausto Martino, Gennaro Miccia, Carmelo Mola, Domenico Palladino, Lorenzo Santoro, Eleonora Scirè, Giovanni Villani. Architetti e ingegneri che in una lettera spedita a tutti i rappresentanti della scaletta ministeriale, a partire dal soprintendente Giuseppe Zampino per finire al ministro Sandro Bondi, annunciano la chiusura al pubblico degli uffici per motivi di sicurezza. Ma i problemi sono molteplici. Gli spazi, secondo i funzionari, sono «inadeguati e insufficienti» e non consentono «una vita lavorativa con un minimo di decoro e riservatezza». Il motivo è semplice: gli ambienti sono tutti comunicanti. Chi in pratica deve andare nell'ultimo ufficio deve sfilare in tutti gli altri: «Personale e utenza esterna possono essere sempre e ovunque». Il disordine genera anche qualche increscioso episodio di «piccoli furti, divenuti fisiologici e abusiva fotocopiatura di pratiche d'ufficio». Inoltre le pratiche sono conservate, si fa per dire, in armadi che non sono chiusi a chiave. Non c'è personale di custodia, e ogni tanto negli uffici si presenta pure qualche venditore ambulante. E poi carenza di servizi igienici e «violazione delle norme in materia di sicurezza: impianti elettrici, vie di fuga». Dopo gli spazi viene il problema dell'organizzazione. Manca il personale, cosicché «incombono sui tecnici compiti che dovrebbero essere espletati da altri dipendenti». In pratica: i funzionari oltre ad occuparsi di progettazione e direzione dei lavori, si ritrovano pure a fare i portieri, a dare informazioni al pubblico, fare le fotocopie, a ritirare la posta.