Fino alla fine nessuno ci credeva. Eppure l' ha fatto. Renato Soru ha dato le dimissioni al termine della lunghissima giornata che avrebbe dovuto dare il sigillo alla legge urbanistica. L' ennesimo emendamento di sintesi che cercava un improbabile compromesso sulla prerogativa della Giunta di estendere il Ppr alle zone interne dell'Isola ha fatto esplodere la crisi del centrosinistra sardo. Forse un equivoco, forse qualcosa di non detto sull'interpretazione di un'innocua formula di legge hanno scatenato il finimondo. Parte della frangia opposta a Soru nel Pd, socialisti e Sinistra autonomista, che inizialmente avevano dato il consenso al passagio dell'emendamento decisivo, una volta ricevuto il chiarimento della Giunta, hanno impallinato, a voto palese, l' emendamento 307, norma su cui il governatore puntava per garantirsi la possibilità di concludere la pianificazione regionale sulla base delle vecchie linee guida approvate nel 2005. Dopo il voto - accolto dagli applausi dell'opposizione - nell 'Aula di via Roma è calato letteralmente il gelo. Soru, visibilmente nervoso, ha abbandonato l'emiciclo e dopo un lungo conclave con l'assessore Gianvalerio Sanna e il capogruppo del Pd Antonio Biancu, ha chiamato a raccolta tutta la Giunta. Dopo una mezz'ora, durante la quale è stato bocciato un altro emendamento della Giunta (sull'accelerazione della verifica della operatività del Ppr), l'esecutivo al gran completo è rientr ato in Aula e Soru ha rassegnato le dimissioni. «NON SI PUÒ GOVERNARE senza la fiducia della maggioranza in Consiglio, ancor più affrontare la legge fi nanziaria», ha detto il governa tore che - comunque - ha detto chiaro e tondo che quello di ieri non sarà l'ultimo giorno della sua esperienza politica. «Pur nella consapevolezza del momento difficile nel mondo, in Italia e in Sardegna, credo che la cosa migliore per i sardi sia chiarire immedia tamente lo stato della maggioranza alla quale hanno dato fiducia fino a oggi. Ho servito con tutta la coerenza e l'onestà possibile, mettendo al primo posto l'interesse dei sardi e credo di farlo anche oggi con la mia decisione». LE PAROLE DI SORU sono state accompagnate da un altro applauso del centrodestra. Poi, dopo il tentativo fallito dal presidente Spissu di far proseguire con l'esame della legge urbanistica, i lavori sono stati sospesi. Anche perchè tutta la Giunta aveva abbandonato l'Aula. In tarda serata Soru ha incontrato il presidente Spissu e gli ha consegnato la lettera che formalizza le dimissioni sigillando - se non ci sar anno ripensamenti - il primo atto formale per la fine della legisla tur a. In base alla legge Statutaria, il governatore avrà trenta giorni per ritornare sui suoi passi. Le dimissioni del presidente saranno discusse dall 'Aula tra il ventesimo e il trentesimo giorno e - se non ritirate - avranno piena efficacia allo scoccare dei 30 giorni (il giorno di Natale) provocando lo scioglimento del Consiglio. La legge prevede che entro i successivi 60 giorni il vicepresidente Giagu indica nuove elezioni. Nella conferenza stampa notturna il governatore si è detto possibilis ta su una ricucitura dello strappo. Ma ha anche ipotizzato la data delle elezioni anticipa te: il 23 febbraio.
SARDEGNA Soru affonda in Aula sull'urbanistica Lascio, senza fiducia non si governa
Renato Soru ha dato le dimissioni come governatore della Sardegna dopo la crisi del centrosinistra sardo. La crisi è scoppiata a seguito dell'approvazione dell'emendamento 307, che avrebbe esteso il Ppr alle zone interne dell'Isola, ma che la Giunta aveva cercato di modificare. La maggioranza del Pd e della Sinistra autonomista ha bloccato l'emendamento, portando Soru a rassegnare le dimissioni. La legge Statutaria prevede che Soru abbia trenta giorni per ritornare sui suoi passi, ma se non ritira le dimissioni, lo scioglimento del Consiglio sarà automatico. La vicepresidente Giagu dovrà indicare nuove elezioni entro i successivi 60 giorni.
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