Lassessore convoca per il 13 dicembre gli Stati generali del settore con operatori, pubblico e fruitori Mi fa piacere che il capogruppo di Fi Burzi cambi idea sui fondi Il nostro modello sarà il contratto rinnovabile Laltro ieri a un convegno Burzi ha proposto di risparmiare il 3 per cento della spesa sanitaria e destinarlo alla cultura: sarebbe una cifra enorme, circa 250 milioni di euro o giù di lì. Cosa ne pensa? «Sono contento di sapere che il capogruppo di Forza Italia ha cambiato idea rispetto a quanto aveva detto, poche ore prima nellincontro sul bilancio: lì aveva sostenuto che i fondi per la cultura andavano quasi azzerati per essere destinati alle attività produttive». Leo sostiene che la cultura è unattività produttiva a tutti gli effetti perché crea occupazione e indotto. È daccordo? «Su questo punto sono assolutamente daccordo: smettiamola di parlare di associazioni e teatri, parliamo di imprese culturali. Dietro spettacoli e mostre ci sono migliaia di lavoratori. Tagliare il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) del 30 per cento, come ha fatto il ministro Bondi significa tagliare del 30 per cento i posti di lavoro del settore. Dopo di che forse è arrivato il momento di porsi una domanda». Quale? «Che ruolo e spazio abbia la cultura al tempo della crisi. Smettiamola con il piagnisteo e ragioniamo su questo». Immagino che lei abbia già cominciato a farlo. Mi sbaglio? «Ci organizziamo anche un convegno, il 13 dicembre alla Fondazione Teatro Ragazzi in cui chiameremo non solo gli operatori del settore, ma anche chi della cultura è un semplice fruitore». Quale ruolo attribuisce lei, come assessore, alla cultura, "al tempo della crisi"? «La sua prima funzione è il benessere intellettuale, la crescita di consapevolezza». Siamo al wellness mentale? «Cè poco da fare ironia: se si vuole davvero lavorare in questa direzione è prioritario pensare a una cultura diffusa, ai tanti piccoli momenti che distribuiti sul territorio creano riflessione sui saperi e interagiscono con altri ambiti di formazione a partire dalla scuola. Fare cultura vuol dire anche prevenire derive sociali». Può fare esempi? «Parto dal modello: se tutti siamo daccordo a chiamare chi opera nel settore imprese culturali allora bisogna anche cambiare mentalità e passare dalla prassi del contributo a quella del contratto». Qual è la differenza? «Con il contratto non si finanzia a fondo perduto, ma ci si accorda tra le parti per raggiungere degli obiettivi: un certa interazione con il territorio, un certo numero di rappresentazioni, un numero atteso di spettatori. Penso allesempio delle Residenze teatrali: finanziamento triennale, rinnovabile, a fronte di progetti concertati con Comuni, scuole, associazioni. Lidea del contratto però è uninnovazione difficile da far passare. Quando i soldi sono tanti si bada molto allofferta. In epoca di ristrettezze bisogna privilegiare la domanda». Può tradurre? «Basta con spettacoli che si esauriscono in due o tre repliche, parlo anche per Regio e Stabile: bisogna lavorare su coproduzioni, ottimizzare le risorse, creare anche un repertorio che possa essere riproposto nel tempo. Bisogna fare una politica rigorosa dei costi, eliminare ridondanze, cene e galà, tra laltro riservati ai soliti noti».
PIEMONTE - Oliva: "Ecco la cultura al tempo della crisi"
L'assessore Burzi ha convocato gli Stati generali del settore per il 13 dicembre. Ha proposto di risparmiare il 3% della spesa sanitaria e destinare i fondi alla cultura, circa 250 milioni di euro. Il capogruppo di Forza Italia ha cambiato idea e sostiene che la cultura è un'attività produttiva che crea occupazione e indotto. L'assessore sostiene che la cultura è un benessere intellettuale e che la sua prima funzione è il benessere intellettuale, la crescita di consapevolezza. Ha proposto di cambiare mentalità e passare dalla prassi del contributo a quella del contratto per finanziare le imprese culturali.
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