Uffici inidonei e fatiscenti, condizioni igienico-ambientali da terzo mondo, sproporzione tra personale e carichi di lavoro,assoluta mancanza di privacy, assenza di personale di custodia e di anticamera con l'impazzare di furti, tra cui addirittura la sparizione di pratiche: sono i punti principali del lungo cahier de doléance che i funzionari della Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio di Salerno hanno inviato al loro responsabile Giuseppe Zampino (nella foto) e per conoscenza a Pio Baldi, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, alle organizzazioni sindacali ed ai ministri Bondi (Beni ed attività culturali) e Brunetta (Pubblica amministrazione). Disagi e rischi che gli architetti ed ingegneri firmatari della lettera-denuncia (Rosalba De Feo, Maddalena Di Lorenzo, Vittorio Grieco, Costanzo Laudisio, Isabella Mandia, Fausto Martino, Gennaro Miccio, Carmelo Mola, Domenico Palladino, Lorenzo Santoro, Eleonora Scirè e Giovanni Villani) hanno più volte rappresentato ai vari dirigenti succedutisi nella responsabilità della soprintendenza salernitana. «La recente, ancora inattuata riorganizzazione degli uffici periferici che, per discutibili decreti ministeriali, avrebbe dovuto essere effettuata senza costi aggiuntivi - accusano - determina, causa le evidenti ripercussioni, l'aggravarsi di una situazione già insostenibile e prossima al collasso». Una situazione abnorme cui i funzionari della Bap non vogliono più sottostare, tant'è che minacciano «azioni di natura civile, penale e risarcitoria a tutela dei propri diritti». Annunciando, come primo momento di lotta, lo sciopero bianco a partire da questo venerdì «quando si asterranno dal ricevere il pubblico». Al soprintendente Zampino (a lui, in prima istanza, compete l'onere di assicurare al personale condizioni di lavoro decorose, nel rispetto del quadro normativo vigente) chiedono di porre in essere «quanto necessario per superare le disfunzioni», di cui causa principale è soprattutto l'"ospitalità" - da temporanea a quasi trentennale - nei due piani di palazzo D'Avossa, edificio di proprietà della Provincia. Anche il trasferimento del personale storico-artistico a palazzo Ruggi, dopo la creazione della nuova soprintendenza per i beni storico-artistici ed etnoantropologici, non ha consentito, infatti, di «raggiungere standard sufficienti a svolgere l'attività lavorativa con un minimo di decoro e riservatezza». Ed è stato, poi, lo smembramento dell'ex soprintendenza mista decisa dal Governo con la realizzazione dei due frammenti Bap e Bsae a portare ancora più scompiglio, determinando in entrambi i settori-troncone un ulteriore fabbisogno di risorse umane ed economiche.