«Magnifico!». Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha usato questa espressione quando si è trovato di fronte la Madonna del Cardellino di Raffaello appena restaurata e riconsegnata all'ammirazione del pubblico. Come noto, il capolavoro torna visibile praticamente a 10 anni da quando ne venne deciso il «ricovero», lo studio, la pulitura e il restauro pittorico. Oggi che l'opera è recuperata, fino al primo marzo resterà a Palazzo Medici Riccardi, protagonista assoluta di una mostra a lei dedicata che è stata inaugurata dal ministro Bondi. Arrivato intorno alle 18.30, si è prima trattenuto nello studio del presidente della Provincia, Matteo Renzi (insieme ai protagonisti del restauro, cioè i soprintendenti Acidini e Santi, a Marco Ciatti e Patrizia Riitano dell'Opificio delle Pietre Dure e al direttore degli Uffizi, Antonio Natali) poi è sceso nel Cortile di Michelozzo dove ad attenderlo c'era praticamente una folla da stadio. I rituali discorsi - previsti nell'ambito dell'inaugurazione della mostra «L'amore, l'arte e la grazia. La Madonna del Cardellino» - hanno visto succedersi al microfono il presidente Renzi e poi la soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Acidini, che ha ricordato la decisione di far fare tappa al capolavoro nella casa che fu di tutti i fiorentini (all'epoca dei Medici) prima di tornare nella Galleria degli Uffizi. Il soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, Santi, ha rammentato le vicende legate al restauro, ha detto che «Firenze deve essere fiera che sia arrivato il momento in cui possa esprimere un coordinamento tra tante eccellenze», e che la tutela, la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale non hanno bisogno di alcun manager perché le professionalità del ministero sono sufficienti a garantirle. Quindi, dopo l'intervento del direttore generale dei Beni Culturali, Lolli Ghetti, ha preso la parola Bondi che ha ricordato di non essere nato in questa città ma di essere cittadino fiorentino sin dalla fine del XV secolo, da quando cioè Fivizzano, sua città natale, entrò a far parte delle terre sottomesse a Fiorenza. Dopo numerosi ringraziamenti - a Renzi e alla Provincia, al personale del Ministero e dell'Opificio, ha aggiunto di essere consapevole «di essere titolare del ministero più importante del paese, perché un paese che non scommette sulla cultura non ha futuro». Quindi il ministro ha parlato della grande capacità di restauro delle opere d'arte dimostrata anche nei lavori che hanno permesso, dopo molti anni, di rendere visibile al pubblico la Madonna del Cardellino di Raffaello grazie al delicato restauro compiuto dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze), e che rappresenta una delle cose che più viene «invidiata» all'estero. «Da quando sono ministro e incontro i colleghi all'estero - ha detto Bondi - tutti ci invidiano non solo il patrimonio, ma anche la capacità di tutela e di restauro delle opere, e l'Opificio delle Pietre Dure è un eccellenza in questo campo». Rispondendo a Santi - sulla questione della nomina del supermanager dei musei - Bondi ha ribadito come questa proposta nasca dalla necessità «di valorizzare i nostri beni culturali e il nostro patrimonio, che fino ad oggi abbiamo tutelato perfettamente ed egregiamente, ma che ora dobbiamo valorizzare anche per lo sviluppo turistico del paese». Dalla visita del ministro alla mostra - durante la quale ha ricevuto ampie e dettagliate spiegazioni sui temi e le simbologie dell'opera - sono anche emerse due novità: innanzitutto il 17 dicembre sarà posata a Firenze la prima pietra del nuovo audito-rium della musica, il nuovo teatro del Maggio. La seconda riguarda la ripresa della ricerca dell'affresco di Leonardo Da Vinci nel Salone dei Cinquecento raffigurante La Battaglia dì Anghiari. L'operazione, ferma dalla tarda primavera di quest'anno potrebbe presto riprendere. Lo ha detto il soprintendente Acidini, parlando con il ministro Bondi. Al ministro, che chiedeva notizie del progetto e della collaborazione con l'Enea, Acidini ha risposto che «con l'assessore alla cultura Eugenio Giani stiamo valutando di riprendere in mano il progetto», fermo ormai da tempo, per la ricerca del dipinto di Leonardo andato perduto. In realtà la ricerca è ferma per una serie di motivi, tra cui diatribe tra sponsor e permessi negati dall'amministrazione comunale di Firenze. Ma il vero problema sembrava essere la possibilità che la metodologia usata dall'in-gegner Seracini nella ricerca - cioè la scansione della parete affrescata con un dispositivo per l'attivazione neutronica -lasciasse tracce di radioattività. L'altolà è stato posto lo scorso agosto dall'Opificio (che nel frattempo usava lo stesso sistema per «indagare» la Porta del Paradiso del Ghiberti...), ma adesso appare superato da una presa di posizione ufficiale dell'Enea (che ha effettuato studi grazie a cui è stata dimostrata l'infondatezza di ogni obiezione) cui si è aggiunta una dichiarazione favorevole del ministro Bondi. Questi, in definitiva, più che informarsi presso la soprintendente Acidini, dovrebbe premere perché la ricerca riprenda al più presto possibile.
Tutti ci invidiano le capacità di restauro
Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inaugurato la mostra "L'amore, l'arte e la grazia. La Madonna del Cardellino" a Palazzo Medici Riccardi, dove la Madonna del Cardellino di Raffaello è stata restaurata e riconsegnata al pubblico dopo 10 anni. Il capolavoro è stato restaurato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e sarà visibile fino al 3 marzo. Il ministro ha anche parlato della capacità di restauro delle opere d'arte dell'Italia, che è una delle cose più invidiate all'estero. Ha anche ribadito la necessità di valorizzare i beni culturali per lo sviluppo turistico del paese.
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