Musei sotto accusa, musei in agonia. E dunque necessità di politiche culturali, prestiti, mecenatismo, ruolo del volontariato. E ancora, marketing e servizi aggiuntivi, mostre e allestimenti, didattica e strategie di comunicazione. Se ne è discusso al Castello di Salemi tra esperti provenienti da varie regioni d'Italia per gli Stati generali dei musei italiani, summit della Federazione italiana Amici dei Musei, promosso quest'anno dall'associazione «Amici dei Musei Siciliani» con il patrocinio del Comune dell'entroterra trapanese. Leit-motiv, ovviamente, la nuova figura del supermanager Mario Resca. Nomina rivoluzionaria e discussa, ma apprezzata dal sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi: «L'incompetenza conclamata del nuovo direttore generale è garanzia di successo». Resca, già a capo di McDonald's Italia, è stato chiamato per «valorizzare» - risanandone i bilanci - la «catena» di circa 400 luoghi italiani della cultura appartenenti allo stato: musei, gallerie, siti archeologici, ville storiche. Sgarbi invita il supermanager, ferrarese come lui, ad aprire gratuitamente tutti i musei in controtendenza a quanto ci si aspetterebbe da chi è chiamato a «far cassa». Il critico Alvar Gonzales Palacio provocatoriamente sfida l'uditorio: «Non portate i bambini al museo, non aprite coffee shop, proteggete piuttosto le opere d'arte». Contrario ai prestiti dei capolavori, lo studioso ritiene che ogni opera abbia un linguaggio sublime e intimo, che va compreso in situ anche se «il sistema museale è un malato terminale, e noi siamo i becchini al suo capezzale». Il futurista Marinetti vedeva nei musei «la sinistra promiscuità di opere che non si conoscono». È ancora così? Forse è per questo le visite ai musei sono sempre più in calo? «Il vero problema - dice Ludovico Corrao - è invece importante fare accostare il turista, l'intellettuale, il curioso dell'opera d'arte, attraverso gli uomini e le donne che abitano il territorio - artigiani, giovani, contadini - capaci di far parlare gli oggetti del loro vissuto». Il concetto di museo diffuso non coincide con un'area particolare, ma s'identifica con l'intero territorio della comunità che rappresenta. È un luogo in cui la collettività ragiona sulla propria storia. Allontanandosi dalla piazza del castello, scivolando per le stradine di pietra bianca progettate Alvaro Siza, archietto di fama internazionale, Salemi è già «città museo», viva come non mai.