La basilica viene chiusa a tempo indeterminato. La proprietà declina ogni responsabilità per coloro che abusivamente entreranno per la visita del crocifisso del Cimabue». Il cartello è affisso sul portone di uno dei gioielli di Arezzo: la chiesa di San Domenico. Vietato l'ingresso nello scrigno che custodisce il Cristo sofferente considerato un caposaldo della storia dell'arte. Mancano i fondi per concludere i restauri del soffitto, voluti dalla Soprintendenza di Arezzo. «Insufficienza della copertura economica originariamente destinata dall'ente statale ai lavori», spiega la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro in una nota. E il timore di cedimenti fra le capriate da risistemare si è portato dietro la chiusura della chiesa. Nessuna celebrazione e stop alle visite. Una serrata che il vescovo Guarderò Bassetti ha trasformato in un appello. Destinatari: i fedeli della diocesi, le istituzioni, il tessuto professionale e imprenditoriale della provincia. Tutti chiamati a far arrivare contributi che permettano di riaprire al più presto la basilica e di scongiurare il trasloco della croce capolavoro del giovane Cimabue. Bassetti è stato il primo a stanziare una somma: 50mila euro che serviranno «a non interrompere il cantiere e a completare lo studio sulle reali condizioni del tetto avviato dalla diocesi». «La Chiesa locale e l'opinione pubblica -si legge in un comunicato dell'ufficio stampa diocesano - sono state colpite per il rischio che il tetto della basilica possa cedere da un momento all'altro». Pericolo che ha persuaso gli uffici amministrativi della diocesi ad avviare una perizia sullo stato di salute del tetto. «Non solo la comunità cristiana, ma tutta la città - afferma Bassetti - si sentono orfane di un luogo di fede e di preghiera caro al popolo a-retino. Il suo prestigio ne fa uno dei monumenti cittadini più importanti e significativi, testimonianza delle profonde radici cristiane di questa terra». Non è un caso che il vescovo e il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, abbiano messo a punto un documento congiunto da inviare al ministro per i Beni culturali, Bondi, in cui si sottolinea la «necessità di reperire al più presto le risorse necessarie al completamento dell'intervento».