Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma IL presidente del Consiglio Superiore peri Beni Culturali e paesaggistici, Salvatore Settis, dedica una sua opinione ad una mia proposta (Repubblica del 19 novembre): mettere a reddito quanto è sepolto nei magazzini dei nostri musei. In realtà il presidente semplifica e scrive: "Il nuovo Direttore Generale per la Valorizzazione dei Musei potrebbe forse, al fine di far cassa, spedire quadri e statue nei salotti (secondo lidea lanciata dal soprintendente comunale di Roma) o negli Emirati arabi?". In realtà la proposta non è nuova né originale e non contempla i salotti. Deriva dalle considerazioni sul nostro patrimonio, tutelato ora da vestali, ora da prefiche. Vestali pronte ad imbalsamare queste reliquie come resti antichi provenienti da unetà delloro perduta definitivamente. Prefiche, pronte a lamentarsi dei musei chiusi, dei tagli in bilancio, dei fondi inesistenti. In questo quadro si è inserita la proposta. Banalizzando: affittiamo quanto è conservato (spesso accatastato) nei nostri magazzini. Naturalmente, do per scontate assicurazioni preventive, contratti blindati sul trasporto, ispezioni periodiche del personale tecnico (non più vestale, né prefica, ma funzionario in senso stretto: che fa funzionare), fino alla riconsegna del bene o al rinnovo della concessione. Unoperazione del genere con- sentirebbe di valorizzare il patrimonio seppellito, permetterebbe la diffusione della nostra cultura, limiterebbe lansia di acquisto (spesso illecito) da parte dei musei alla ricerca di beni da esporre. Conosco una alternativa, molto frequentata nella amministrazione pubblica: lasciare tutto come è. Il che significherebbe perdere parti di patrimonio, disseppellito dalla terra e riseppellito nei magazzini. Per perdere in senso stretto, non solo non vedere: gli oggetti nei magazzini si degradano. Irrimediabilmente. [.]