Bono, sottosegretario ai BB.CC, 939a personalità in visita al nostro giornale. È nato a Modica (Rg) il 09101952, coniugato con due figli. Laureato in Economia e Commercio esercita la professione di dottore commercialista. Nel 1975 è stato eletto consigliere comunale ad Avola. Ha sempre svolto la funzione di capogruppo consiliare del Msi. Nel 1986 è stato eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana e riconfermato nelle successive elezioni del 1991. Eletto nella XII Legislatura alla Camera nelle consultazioni del 1994, con 33.064 voti, ha fatto parte della V commissione permanente Bilancio, Tesoro e Programmazione della VI Commissione d'inchiesta sull'Azienda di Stato per gli interventi sul mercato agricolo (Alma). È stato presidente del comitato per la programmazione economica e il riequilibrio territoriale dette aree depresse, ruolo riconfermato nella XIII legislatura quando è stato Segretario di presidenza della Camera dei deputati. Qual è, a suo avviso, uno degli obiettivi raggiunti e che ricorda come un successo? «È stata certamente l'iscrizione della Val di Noto nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco, che si è contrapposta ad un iniziale rifiuto, poiché ritenuto un sito carico di elementi territoriali mentre i parametri di riferimento sono quelli di unicità ed eccellenza. Val di Noto rappresentava un'anomalia in quanto era un sito che si articolava su otto città, per cui al di fuori delle logiche prese in considerazione. In secondo luogo mancava un piano di gestione. Dunque abbiamo puntato sull'elaborazione di questo strumento per superare l'ostacolo, e superare anche quest'anomalia. Attraverso il piano abbiamo dimostrato che nel mantenimento degli otto siti c'era una logica di carattere culturale, storico e tipologico, ma c'era anche un aspetto economico, poiché tale strumento è una condizione di riferimento per una politica ispirata alla valorizzazione del patrimonio culturale, nel quadro di oggettive ricadute economiche. Abbiamo anche istituito un ufficio preposto alla gestione del patrimonio mondiale ed è stato costituito - prima della fine dell'anno - un comitato nazionale per i piani di gestione e sistemi turistici locali. Un comitato nominato con l'obiettivo di individuare luoghi dove sia possibile elaborare politiche di sviluppo basate sul patrimonio culturale, lei quale fanno parte docenti di marketing turistico, docenti di gestione economica dei beni culturali, urbanisti, esperti in comunicazione. È un organismo che il ministero offre gratuitamente, a titolo di consulenza e di indirizzo per la redazione dei piani di gestione di tutti i siti italiani. Al momento abbiamo solo un sito che ha il piano di gestione, che e il Val di Noto, tutti gli altri - in tutto trentasette - non ne hanno ancora uno. L'obiettivo è che entro il 2004 tutti i siti italiani abbiano un piano di gestione, e tutto ciò non solo per via delle precise direttive imposte dall'Unesco, ma soprattutto per avviare finalmente politiche ragionate di valorizzazione». Qual è il sistema per "costruire" valide politiche dell'accoglienza? «Abbiamo presentato di recente il Val di Noto che è il sito del Sud-est. Ma questa è la logica promozionale e non la politica di sviluppo. Stiamo invece per realizzare il prodotto turistico e organizzare "pezzi" di territorio omogeneo nel sistema turistico locale, che è la politica di attrazione degli investimenti, poiché i capitali vanno indirizzati. Il mio impegno è quello di lavorare per due sistemi turistici locali: uno nella zona Sud della provincia di Siracusa e l'altro nella zona montana che fa perno su Palazzolo Acreide. L'idea è che l'Italia degli 8.000 campanili può realizzare di certo una strategia di sviluppo basata sul patrimonio culturale con 120130 sistemi turistici che naturalmente sono il risultato di una organizzazione territoriale, frutto di una stratificazione secolare». Quale altro obiettive state portando avanti? «Abbiamo formalizzato la candidatura di Siracusa e della Necropoli di Pantalica come candidatura italiana per il 2005. Candidare un sito Unesco comporta tre anni di lavoro. L'avvio della candidatura di Siracusa è partito formalmente l'anno scorso. L'Unesco non ammette più di una candidatura all'anno e questo penalizza non solo l'Italia, ma molti altri Paesi come il nostro. Questo è un aspetto che stiamo cercando di modificare. Dunque l'obiettivo è individuare metodologie di sviluppo basate sul patrimonio culturale». E in riferimento all'incarico facente capo al Cipe, di quali obiettivi in cantiere o novità vuoi parlarci? «In tal senso mi sono più volte interessato di problemi legati a tematiche per lo sviluppo e le infrastrutture del Mezzogiorno e della Sicilia in particolare. Ho partecipato alle riunioni relative al ponte sullo Stretto di Messina, sull'autostrada Siracusa-Catania, sull'avvio dello studio di fattibilità per l'ammodernamento della ferrovia Siracusa-Ragusa-Gela, considerata a torto una sorta di ramo secco e lasciala nel dimenticatoio, e di cui siamo invece riusciti a finanziare lo studio per l'ammodernamento. Anche la questione delle tariffe autostradali -rinviata a giugno - ha registrato un impegno in tal senso, poiché appariva alquanto controversa la decisione dell'aumento». Cosa può dirci circa il progetto relativo alla realizzazione del Museo storico del Mediterraneo? «La realizzazione di un Museo storico del Mediterraneo, che avrà sede a Catania, è un altro progetto di notevole significato. Il finanziamento previsto è di settemila euro e si trova attualmente nella fase di elaborazione a carico dell'Archivio storico di Catania, dai quali dipendenti è stato fortemente voluto». Vogliamo parlare delle novità riguardanti l'editoria? Ci sono delle novità concrete in questo settore? «È stata preparata una proposta di legge che ha superato l'esame dei vari ministeri volta a due obiettivi: il primo è quello di promuovere la lingua italiana nel mondo attraverso l'individuazione di un'entità che promuoverà l'editoria nazionale, che oggi è invece sparpagliata in una serie di rivoli che fanno capo ad esempio al ministero degli Esteri. Il secondo obiettivo punta ad una detrazione sull'acquisto di libri non scolastici. Tutto ciò per incentivare le vendite e promuovere la cultura». Qual è il livello di informatizzazione del ministero, o esiste ancora la figura del "camminatore"? «Ci sono dei settori in cui il processo d'informatizzazione è più avanzato, in altri un po' meno. Ma in generale è diffuso, anche se è in corso di definizione. Ad esempio, è stato realizzato il servizio bibliotecario nazionale che ha già catalogato per intero i cataloghi di tutte le biblioteche d'Italia. Il prossimo l'obiettivo sarà la digitalizzazione dei documenti storici». Ci sono delle novità riguardanti la legge Merloni. Cosa può dirci a tal proposito? «Si tratta di novità riguardanti l'ambito degli appalti relativi ai beni culturali. Abbiamo apportato delle modifiche eliminando norme discutibili, legate agli interventi - nel settore dei beni culturali - di natura quantitativa. Abbiamo stabilito il principio secondo il quale per ciò che concerne le attività culturali, i metodi di aggiudicazione devono essere diversi da quelli esplicitamente quantitativi». Continuando sui temi legati al Cipe, sono in atto altri provvedimenti? «Un aspetto importante riguarda l'azione riformatrice del ministero avviata dal nostro Governo, che prevede la riorganizzazione dei dipartimenti. In relazione alla "ristrutturazione" in corso stiamo individuando un ufficio per l'archeologia subacquea - che non esisteva - e uno per la gestione dell'editoria. Dunque, ci siamo attrezzati in maniera più moderna, benché si registri un'oggettiva difficoltà legata all'invecchiamento del personale, e per cui si rendono necessarie nuove assunzioni. L'altra importante riforma varata è quella relativa al "codice dei beni culturali". La suddetta riforma ha sancito l'inalienabilità di tutto il patrimonio identitario-culturale nazionale, puntualizzando e chiarendo alcuni percorsi che erano stati lasciati in sospeso dalle precedenti amministrazioni. Vi e in atto un'altra riforma, quella riguardante il cinema. Abbiamo introdotto per la prima volta il principio secondo il quale un'opera non va vista solo attraverso l'assoluta discrezionalità della commissione, ma anche attraverso il sistema delle referenze. La commissione, così, giudicherà al 50 percento dei punti la validità e professionalità dell'opera in sé e del produttore. Questo apparentemente potrebbe "tagliare le gambe ai nuovi talenti. Ma abbiamo riequilibrato questo aspetto estendendo gli aiuti alle opere prime e seconde, attraverso cui si selezionano i nuovi talenti e ciò diventa loro referenza in un secondo momento. Infatti, chi è vincitore di un'opera prima o di un'opera seconda non è più uno sconosciuto. Abbiamo inoltre, valutato con più attenzione, la distribuzione dell'opera prima e seconda come punto facente parte del premio del vincitore, garantendo a quest'ultimo un minimo di distribuzione, e dunque di visibilità». Tra queste riforme ve ne è qualcuna che riguarda in qualche modo l'Inda? «Tra queste riforme vi è anche la riforma dell'Inda (Istituto nazionale dramma antico). Fondato nel 1914 ha svolto, nel tempo, un'encomiabile attività di carattere culturale. Abbiamo introdotto un rappresentante della Provincia regionale di Siracusa nel consiglio d'amministrazione affinché i due enti collaborino alla migliore diffusione del messaggio dell'Inda e, trasferendo la sede amministrativa a Siracusa, l'abbiamo restituita ai siracusani».
Quotidiano di Sicilia
21 Febbraio 2004
Un accorto piano di gestione per valorizzare la Val di Noto
MA
Maria Francesca Fischella
Quotidiano di Sicilia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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