Rinviato al prossimo anno l'accorpamento delle cooperative o associazioni che gestiscono i siti archeologici e museali della Sardegna. Gli attuali gestori potranno continuare la propria attività sino al 30 settembre 2009. Lo prevede il disegno di legge della Finanziaria della Giunta regionale che intende «assicurare la continuità dei servizi relativi ai beni, luoghi e istituti della cultura». Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, le Province dovranno predisporre «i bandi di gara per l'individuazione su base provinciale di un unico soggetto gestore dei servizi organizzati in sistema, in conformità alle direttive impartite dall'Assessorato competente, prevedendo un contributo finanziario da parte della Regione nella misura massima del 75 del costo». Saranno anche garantite le «necessarie azioni di accompagnamento». Già un anno fa l'assessore alla Cultura aveva bocciato un modello troppo frammentato e confuso di gestione del patrimonio culturale: «Il sistema - aveva detto Maria Antonietta Mongiu dopo un incontro con gli operatori del settore - è disunito, parcellizzato, danneggiato da modelli diversi che non favoriscono un coordinamento tra le varie realtà presenti sul territorio. Basta dare un'occhiata ai primi report di una ricerca effettuata in tutta la Sardegna. Gli aspetti presi in considerazione sono diversi: si va dall'affluenza ai siti, siano biblioteche, musei o archivi, fino all'entità dei finanziamenti regionali (circa 13 milioni di euro l'anno), e al numero di posti di lavoro: in questo modo possiamo capire cosa non va e quali modelli, al contrario, si sono rivelati vincenti». Tra i casi di «parcellizzazione» la Mongiu ne indicava uno particolarmente evidente: «non ha senso che sul medesimo sito la promozione e le visite guidate vengano effettuate da soggetti diversi. Serve un coordinamento che ottimizzi gli sforzi e i risultati, abbandoniamo un sistema che, fino ad oggi, si è rivelato precario ed estemporaneo».