Di Amato: "Cè la crisi e le aziende rischiano di essere sottocapitalizzate" I debiti delle aziende sono raddoppiati e il mercato si restringe Fra Abete e Mondello ormai è guerra aperta anche sulla Nuova Fiera Si insedia Regina e lUnione industriali "lascia" la politica Nasce a Ponte Mammolo lo stereo che renderà lauto simile a una sala concerti Loro di Roma si sta esaurendo. E stavolta non parliamo degli affari sporchi della mondezza, tempestivamente anticipati da Repubblica e magistralmente raccontati da Report: vergogna bipartisan, che chiama in causa amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra. Parliamo invece di economia reale, di imprenditori e di lavoratori che permettono alla Capitale di tirare avanti. Lultimo allarme lo ha lanciato la Banca dItalia: oltre il 50 delle imprese romane si considera in stagnazionerecessione. Calano consumi e investimenti. Soprattutto, il credito bancario diventa sempre più difficile da reperire. Dal marzo scorso i prestiti delle banche sono calati in tutti i settori: dal manifatturiero alle costruzioni e ai servizi. E la crisi di liquidità, che ovviamente colpisce più duramente il segmento delle piccole aziende (cioè il 95 del tessuto produttivo della capitale) è molto più grave di quanto non dicano le statistiche ufficiali. Roma non è un caso a parte, comè ovvio. Risente naturalmente della crisi globale, che colpisce con intensità variabile tutte le aree del Paese. Ma Roma ha comunque una sua specificità. Nella lunga stagione di Veltroni al Campidoglio, la Capitale era sembrata un "modello di sviluppo economico". Una parte di quella fortuna era virtuale: dovuta cioè alla sapiente campagna mediatica del sindaco e del suo entourage. Ma una parte di fortuna era reale: legata alle cifre del Prodotto lordo, che effettivamente nella Capitale cresceva a ritmi superiori al resto dellItalia. Oggi, di quei successi veri o presunti, resta poco o nulla. Certo un sindaco non fa miracoli. Ma è un fatto che, a sei mesi esatti dal suo stupefacente ribaltone elettorale, Gianni Alemanno non sia riuscito a lasciare un segno tangibile, né a mettere in campo un progetto credibile, su come intende cambiare le sorti di questa città. Quelle urbanistiche, ma anche quelle economiche. È arrivato il momento di dirlo: non bastano i soldi gentilmente "concessi" dalla Lega con la legge sul federalismo. Con questo immobilismo, per Roma il declino si trasformerà in un destino. m.gianninirepubblica.it