Grandi macchie sui muri e ai soffitti provocate dalle infiltrazioni d'acqua, vetri rotti, pavimenti diventati tappeti di guano. Benvenuti nel Palazzo dell'Arte, l'edificio dimenticato che l'arrivo del Museo del calcio di Gianluca Vialli e Massimo Mauro potrebbe salvare da un degrado senza alternative all'orizzonte. Il sopralluogo comincia dall'ingresso nel corpo a destra dell'immobile, l'altro ospita i ragazzi dell'Istituto per t'artigianato liutario e del legno. Il biglietto da visita spunta dopo pochi metri: sul soffitto si allarga una chiazza che lascia cadere pezzi d'intonaco. Alle ferite del tempo si è aggiunta la grandinata del giugno 2003 dopo la quale «qui ricordano l'ingegnere del Comune Marco Fagliarmi e il geometra che l'accompagna c'erano tre dita d'acqua». Da allora il tetto è stato messo in sicurezza, un intervento tampone necessario per evitare n peggio Mauro ma non sufficiente per una completa soluzione del problema. Dalle scale si arriva al primo piano suddiviso in stanzoni, nei quali sino a una decina d'anni fa era alloggiato un altro museo, quello di storia naturale. Un piccione morto in un angolo introduce alla Sala VII, ricoperta da escrementi di colombo e dominata da una macchia, forse la più grande dell'intero fabbricato, che come un buco squarcia la parete. I vetri dei finestroni sono puntellati da stecche di legno. Chiazze, causate anch'esse dall'umidità, meno estese ma più numerose nella Sala VI. Da qui ci si immette in stanze più piccole dove sono accatastati vecchi banchi di scuola circondati dal guano e immersi nella polvere. L'intonaco si stacca un po' ovunque. Si scende poi nella palestra Odeon, con l'inusuale pavimento in marmo per il pattinaggio, le uscite tamponate in qualche modo e le crepe sui muri. Dall'ex sala di ballo si passa nella parte di Palazzo dell'Arte che al pianoterra ospita gli studenti e al primo piano è stato trasformato in un deposito. Sopra l'estintore si allarga, come un fiore maligno, un'altra grande macchia, che si potrà sistemare 5019 quando la parete si sarà asciugata del tutto. L'edificio, il gioiello progettato da Carlo Crocchia e di proprietà del Comune, si dirama in altre aule inutilizzate con i muri screpolati, la muffa dilagante, una montagna di mobili in disordine, i fili della luce sparsi a caso. Anche qui gli intonachi cadono a pezzi e rafforzano il senso dell'abbandono. Solo per mettere a norma gli impianti termici ed elettrici, fanno due conti in Comune, «saranno necessari non meno di 500 mila euro». Dal primo piano sul lato sinistro dell'edificio si scende all'ammezzato e da qui ai laboratori dell'Ipiall, i cui studenti italiani e stranieri devono essersi abituati al ripetersi dei pellegrinaggi al capezzale del grande malato. Dal cortile interno a piazza Marconi, con la brutta sensazione di essere usciti da un tunnel ma anche la speranza che il Museo della storia nazionale e internazionale del calcio e i privati riescano là dove con le sue uniche forze e le casse estingui il Comune, nelle condizioni in cui è il palazzo dimenticalo, non potrebbe probabilmente mai arrivare.
Museo, un calcio al degrado
Il Palazzo dell'Arte, un edificio dimenticato, è in stato di degrado. Le infiltrazioni d'acqua hanno causato macchie sui muri e ai soffitti, vetri rotti, pavimenti coperti di guano. Il museo del calcio di Gianluca Vialli e Massimo Mauro potrebbe salvare l'edificio. Il sopralluogo ha rilevato problemi di umidità e intonaco cadente. Le scale portano al primo piano, dove si trovano stanzoni abbandonati e un museo di storia naturale. La Sala VII è coperta da escrementi di colombo e ha una macchia gigante. La palestra Odeon ha pavimento in marmo per il pattinaggio e crepe sui muri.
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