C'è un punto su cui tutti sono d'accordo: nessun passo indietro sulle politiche ambientali e paesaggistiche portate avanti in questi quattro anni e mezzo, segno distintivo del governo di centrosinistra della regione. È sul come fare che la maggioranza resta in bambola, incastrata in nodi politici più che tecnici. Due testimonianze. La prima è il vertice plenario dei consiglieri della coalizione, convocato due giorni fa dal presidente Soru per fare il punto finale sulla legge urbanistica: andato praticamente deserto. La seconda è la riunione tecnica tra lo stesso Soru, i capigruppo e i componenti della commissione consiliare: cinque ore di confronto, a tratti acceso, e pochi passi avanti. Con il passaggio sull'allargamento del piano paesaggistico regionale alle zone interne ancora tutto da risolvere: da ridiscutere lunedì per trovare la sintesi prima della mattina dopo, per la ripresa della discussione in aula. Non che le cinque ore siano trascorse invano. In ballo, dopo la sospensione dei lavori richiesta dal capogruppo del Pd Antonio Biancu, erano rimasti quattro punti. Quello sui criteri di edificabilità nelle campagne: la parte dei democratici più lontana dal presidente, Sinistra autonomista e socialisti (questi ultimi assenti) vorrebbero mantenere in legge le vecchie norme, con vincoli rigidi sulle coste e più flessibili nelle zone interne; l'altra metà del Pd e Rifondazione, invece, vorrebbe uno snellimento solo sulle procedure, considerato il fatto che la norma urbanistica non può modificare il piano paesaggistico. La sintesi si troverà sull'ettaro: è la misura su cui parte della maggioranza vorrebbe permettere l'edificazione nelle zone agricole, ma anche quella che i comuni potrebbero concedere una volta approvato il proprio piano urbanistico. Con i Puc che devono adeguarsi al Ppr, sarebbe la soluzione utile per salvare capra e cavoli. Poi la commissione per il paesaggio. La discussione è ancora aperta sulle procedure di istituzione, con l'ultima parola in mano alla Giunta o al Consiglio. L'orientamento, già tracciato mercoledì dopo la seduta dell'aula, è quello di affidare la nomina all'esecutivo dopo il parere della commissione consiliare e dopo l'istruttoria prevista dagli emendamenti presentati. Bene, invece, l'accordo sul vincolo di 300 metri di inedificabilità dal mare: sarà inserito in legge in modo specifico, per evitare che il solo recepimento del codice Urbani lasciasse sguarnita la legislazione regionale in caso di cambiamento della norma paesaggistica nazionale. Era il timore espresso da Rifondazione comunista: richiesta soddisfatta. Ma se proprio il capogruppo Luciano Uras dice del vertice che «come siamo entrati, così siamo usciti», qualcosa vuole dire. In sostanza che i problemi sono tutti politici: «Se si mettono sullo stesso piano Regione, Province e Comuni», dice Uras che in questo caso è d'accordo con Soru, «perché i Comuni dovrebbero poter portare avanti gli atti di pianificazione già avviati seguendo le vecchie procedure e non le nuove, che prevedono che i passaggi decisivi si svolgano in Consiglio, e la Regione no?». Il riferimento è alle norme transitorie sul piano paesaggistico. Il nodo è tutto qua: nel consentire o meno alla Regione di continuare la programmazione sino all'approvazione del Documento di programmazione territoriale. Che ha i suoi tempi e potrebbero essere lunghi. Dall'altra parte il timore è che in questo modo possa essere modificato anche il Ppr nelle zone costiere. A questo nodo è collegato lo scontro politico: da una parte il presidente e la Giunta che vorrebbero subito il varo del piano paesaggistico anche nelle zone interne; dall'altra la componente anti Soru del Pd, Sinistra autonomista e socialisti guarda caso gli assenti al vertice plenario che lo vorrebbero sotto il pieno controllo del Consiglio. Non è un passaggio di poco conto. Soru, che sente la legge già snaturata da tempo e lo ha detto diverse volte, avrebbe detto di preferire la bocciatura del testo: soprattutto se dovesse perdere un altro dei capisaldi. La replica è di Peppino Pirisi, relatore di maggioranza della norma ma anche esponente dell'area Pd lontana dal presidente: «Serve un punto di sintesi che ci permetta di completare una legge già approvata al 95 per cento». Uno sforzo, in sostanza, per fare in modo di trovare nuovi punti in comune tra Giunta e Consiglio: «Nel corso della discussione è già successo, e con reciproca soddisfazione». Pirisi tiene a sottolineare che «nessuno è disposto a fare un passo indietro sulle politiche di sostenibilità ambientale e che tutti vogliamo completare il Piano paesaggistico regionale: ma non credo ci siano i tempi, in questo scorcio finale di legislatura. Senza il coinvolgimento della gente rischieremmo di renderci più difficile la campagna elettorale per le regionali del 2009». C'entrano eccome, le urne della prossima primavera. Da quella parte del Pd sanno bene che sulla questione ambientale Soru punta gran parte della sua giocata. Arrivare al voto con un piano paesaggistico a metà potrebbe essere un'ottima carta per il centrodestra. E pure per chi, nella maggioranza, cerca ancora un nome da presentare come candidato alternativo.