«Egregio presidente della Repubblica, sono uno studente dellAccademia di Brera, e le scrivo per denunciare il triste stato di abbandono dellistituto che frequento». «Gentile Fabio, ho letto con attenzione la tua lettera e confermo il particolare interesse del Capo dello Stato alle problematiche sollevate e lintenzione di far luce sulle diverse cause che hanno contribuito a determinare la situazione di disagio e di degrado attuali». Si dice ai giovani che devono puntare in alto, che devono avere coraggio se vogliono sfondare qualche muro. Fabio per il buon nome di Brera ha puntato alla Luna: ha scritto al Quirinale. «Non sapevo più se stavo frequentando il terzo anno della mitica Accademia o la casbah di Istanbul», dice. E riassume il senso della missiva indirizzata a Giorgio Napolitano quasi per disperazione: «Non mi aspettavo una risposta. Pensavo: sarà un altro buco nellacqua». Invece il presidente della Repubblica, nella primavera 2008, gli ha dato ascolto. E ha affidato al consigliere del Quirinale per la conservazione del patrimonio artistico il compito di fare una ricognizione sulla situazione dellAccademia, interpellando il direttore, Fernando De Filippi e lex sovrintendente regionale Carla Di Francesco. «Sono tanti gli studenti come me, delusi dalla situazione organizzativa dellAccademia», spiega Fabio. E al presidente che stima, perché sa incoraggiare i giovani, fa un lungo elenco di disfunzioni: piani di studio cambiati, corsi cancellati per mancanza di iscritti, materie che si accavallano, segreteria aperta solo due ore al giorno, professori che arrivano in ritardo o nemmeno si presentano alle lezioni... «Lunico mezzo di comunicazione tra lAccademia e gli studenti sono i fogli volanti sulle bacheche nei corridoi, il sito internet non è mai aggiornato e la bacheca on line è stata eliminata. Pochi computer, laboratori inesistenti, materie fantasma, ovvero corsi che dopo alcuni anni spariscono...». Il cahier des doleances comprende anche i bagni indecenti, i cortili diventati piccionaia, le scritte sui muri, gli stucchi rovinati, i gessi maltrattati. «E dovere di tutti salvare dal degrado questa istituzione ma è dovere di chi la gestisce garantire a noi un percorso di studi senza intralci. Io chiedo solo di poter essere messo nelle condizioni di studiare e di imparare...». La risposta, su carta intestata del Quirinale, è firmata dal professor Louis Godart, consigliere del Capo dello Stato. «Sia il direttore de Filippi che lex sovrintendente Di Francesco hanno confermato le condizioni di degrado delledificio da Voi denunciate, sottolineando entrambi come il problema principale sia determinato dalla carenza di fondi rispetto al notevole incremento di iscritti ai corsi dellAccademia, avvenuto in questo ultimo decennio, in un palazzo che ospita tra laltro cinque differenti istituzioni». Nella relazione allegata del direttore De Filippi si dice che senza un adeguato aumento delle risorse finanziarie le Accademie diventeranno ingestibili e che da anni cè il rimpallo delle competenze sulla manutenzione delle parti comuni di Brera. Ma nellultimo bilancio si è scoperto che cerano 8 milioni e 6oo mila euro mai spesi. Il Quirinale informa lo studente anche dellipotesi di trasloco: «Presto lAccademia potrà essere trasferita in una sede ritenuta più idonea ad assolvere i diversi compiti, la caserma Magenta, in via Mascheroni». Fabio mostra la lettera con orgoglio: il caso Brera è arrivato alla più alta carica dello Stato. «In questi giorni ho detto, finalmente se ne parla. Spero possa servire a qualcosa». E un messaggio di fiducia: per altri studenti, forse, le cose andranno meglio.