Quel ruolo proprio non sha da fare. Manzonianamente o no, poco importa. Mario Resca, sessantatré anni, ex Chase Manhattan Bank, ex amministratore delegato di McDonalds Italia e presidente del Casinò di Campione proprio non piace nella figura di direttore generale per la valorizzazione dei musei prevista dalla riforma. Toni pacati, garbati mala sostanza è nuda e cruda. Resca non sarebbe adatto a quel ruolo. Almeno secondo gli addetti ai lavori. IL VIAGGIO INIZIA da Venezia dove Giovanna Nepi Scirè, Sovrintendente speciale per il polo museale veneziano non ha dubbi: «Non avevamo bisogno di un supermanager - spiega- Ci sono altri problemi da risolvere. Le Soprintendenze sono state depauperate e andrebbero invece potenziate». I poteri del manager voluto da Bondi sono molteplici: dalla valorizzazione alla tutela (con la possibilità dei prestiti). Una supervisione a 360 sul quadrilatero Firenze, Roma, Napoli, Venezia. «È un eccessivo accentramento - Continua Nepi Scirè - perché la realtà è unaltra: i poli sono autonomi. Quindi prima di chiamare un manager bisognerebbe guardare come funzionano le cose. Cè mancanza di informazione, mi sembra». E non solo, perché Giovanna Nepi Scirè ha le idee chiare sulla strada da seguire («Dobbiamo impegnarci per tutelare il patrimonio. Abbiamo già distrutto il paesaggio, non dobbiamo permettere che succeda la stessa cosa al patrimonio artistico», dice ) e sulla scelta diretta del manager da parte di Bondi: «Il concorso dal mio punto di vista è sacrosanto. Da sovrintendente anziano consiglio a Bondi di seguire i giusti consigli». Come quelli che cita spesso lo stesso ministro: "il museo del Louvre come modello di eccellenza". «La situazione italiana è diversa da quella francese. Non si possono confrontare. Se proprio vogliamo dirla tutta la Francia ha una conservazione pessima. In Italia invece la gestione è dignitosa e cè lidea del museo diffuso. Il nostro primo compito - conclude Giovanna Nepi Scirè - è la tutela di questo immenso patrimonio». Umberto Broccoli, Soprintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, ha espresso per il passato alcune posizioni in assonanza con quelle di Mario Resca subito dopo la sua nomina a quello che il professore chiama "direttore apicale". Una storia manageriale come quella di Resca è una garanzia sufficiente alla tutela dei beni culturali? «È sufficiente. Ma sia ben chiaro: non sono qui col pollice verso o il pollice recto. È bene che sia fuori dalle logiche storico-artistiche, archeologiche, architettoniche. Ci vuole una personalità di altissimo profilo che sappia organizzare le cose». Quando allora si parla di conflitti di interesse con soprintendenze o direzioni generali... «Non esistono poteri assoluti - spiega - Ogni volta che sono stati nominati dei direttori sono sempre stati chiamati a misurarsi con il mondo. Non capisco queste perplessità...». E il Louvre come modello di eccellenza? «Con garbo ma con decisione: il Louvre siamo stati noi i primi a tirarlo in campo, lassessore alle Politiche Culturali romano Umberto Croppi ed io. Accadde nella prima intervista sulla messa a reddito del patrimonio culturale: gli affitti delle opere che si degradano nei magazzini. Il Louvre lo fa. Noi abbiamo i mezzi: francamente non ci sentiamo secondi a quel museo». Lucia Arbace, Soprintendente per i beni artistici, storici ed etnoantropologici della Sardegna è daccordo con il Consiglio superiore del ministero e conle dichiarazioni di Salvatore Settis. «Potenziare al massimo laspetto collegato alla mercificazione economica del patrimonio può essere una strada pericolosa. Sarebbe preferibile che il manager preposto fosse una figura scelta tra coloro che hanno competenza manageriale sì, ma anche lesperienza necessaria nel settore». Aggiunge poi con riguardo al potenziale conflitto di competenze: «Ci sono già degli ottimi sovrintendenti e dirigenti che, però, combattono con un ordinario che prevede costantemente tagli alla cultura. Prima di contrapporre un supermanager a queste realtà, sarebbe forse utile fare in modo che chi opera nel settore lo possa fare serenamente». Cauto e prudente lassessore alla cultura di Bologna Angelo Guglielmi. «I manager - attacca - sono manager e fanno bene il loro lavoro» e poi aggiunge: «La centralizzazione non può riguardare la totalità delle competenze. In Italiala peculiarità è proprio la differenza delle soprintendenze, ed è ciò che da autonomia. Se ci sarà centralizzazione sarà necessario verificare quali sono i campi in cui Resca avrà potere».