SANT'ANTIOCO. Una decisa valorizzazione dell'area nuragica a cura della Soprintendenza e il supporto finanziario del ministero dei Beni culturali sono stati sollecitati dal sentaore del Partito delle libertà Piergiorgio Massidda. Senza questo, non ha significato riportare singoli reperti, ha osservato riferendosi al recentissimo recupero del bronzetto dall'America. Nei giorni scorsi si è concluso un accordo fra il ministero della Cultura italiano e il museo di Cleveland che porterà alla restituzione a Sant'Antioco di un arciere in bronzo di epoca nuragica. Operazione che, ha ribadito il senatore Piergiorgio Massidda, si deve «alle capacità investigative dei carabinieri e alla moral suasion del ministro Bondi sul Museo di Cleveland». Ma ritrovamento e restituzione «ripropongono la necessità di approfondire lo studio della civiltà sviluppatasi nell'isola sarda che, nonostante l'altissima densità di manufatti nuragici (torri, tombe di giganti, pozzi sacri), è conosciuta quasi esclusivamente come sede di insediamenti fenici e punici». Massidda ha voluto ringraziare il ministro e nell'occasione gli ha chiesto «compatibilmente con le risorse finanziarie del suo ministero, che intervenga sulla Soprintendenza sarda affinché nelle scelte di intervento finalmente tenga in dovuto conto i segni della grande civiltà nuragica. Senza di questo la "ricontestualizzazione" del bronzetto trafugato rischia di essere una parola vuota». L'isola conta trentanove nuraghi censiti e altri non censiti, sono circa cinquanta quelli ancora visibili oltre a varie capanne, tombe di giganti, e un'opera particolare come il laghetto di Grutt'i Acqua (nella zona di Sant'Antioco), con altre cisterne minori che è unica in tutta la Sardegna. Particolare curiosità tra gli archeologici suscitano i numerosi nuraghi costruiti a picco sul mare, come quelli di Su Portu de su Casu, nei pressi di Calasapone o quello del Nido dei Passeri oltre a quelli che, controllavano non solo le coste ma anche l'interno dell'isola, da Capo Sperone fino al Bricco Scarperino, in territorio di Calasetta. Ma non basta. Che cosa rendeva l'isola così particolare per quella popolazione, tanto da meritare una densità di nuraghi e un sistema di sorveglianza così intenso che non si limitava all'isola di Sant'Antioco ma che da Tuerredda fino a Seruci controllava in maniera ferrea tutte le coste del Sud Ovest della Sardegna, compresa anche l'isola di Carloforte. E in questo sud ovest Sant'Antioco ha un controllo del territorio così capillare sul quale ancora nessuno studio serio è mai stato effettuato. Non risultano scavi ne pubblicazioni di rilievo che narrino le vicende di queste pietre e delle genti che le hanno abitate. L'attività di scavo clandestino a partire dal diciannovesimo secolo ha reso fiorente il traffico di reperti che soprattutto nell'ultimo scorcio del novecento ha interessato la Svizzera. Basti ricordare il viaggiatore inglese Charles Edwards che visitò l'isola nella seconda metà del 1800, narra come gli abitanti di Sant'Antioco lo inseguissero con fazzoletti colmi di gioielli e corniole per offrirglieli in cambio di poche lire. Ernst Jünger, che ha scritto nel 1954 "Terra Sarda" osserva: «di questo o quel giorno che millenni di anni fa in Babilonia o in Egitto si consumò nel suo breve giro diurno e notturno, conosciamo più dettagli che non dell'intera vicenda di questo popolo che da lungo tempo abitava l'isola prima che i fenici approdassero alle sue coste».
SARDEGNA SANT'ANTIOCO - Si deve valorizzare l'area nuragica
Il senatore Piergiorgio Massidda ha chiesto al ministro dei Beni culturali di intervenire sulla Soprintendenza sarda per valorizzare l'area nuragica di Sant'Antioco. Ha richiesto anche la restituzione di un arciere in bronzo di epoca nuragica trovato in America e restituito al museo di Cleveland. Massidda ha sottolineato l'importanza di studiare la civiltà nuragica sarda, che è conosciuta solo parzialmente. Ha anche richiesto che il ministero intervenga per proteggere i nuraghi e le tombe di giganti sardi.
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