ROVERETO. All'ex Consolata i privati potranno costruire. L'ha deciso il Tar di Trento, con la sentenza depositata ieri, che clamorosamente cancella le delibere con cui il consiglio comunale decise l'inedificabilità sulla collina. I proprietari dell'area - gli imprenditori Miorelli e Pedri e il medico Cella, soci della Residenza al Sole srl - avevano avvertito che sarebbero andati fino in fondo. E così è stato: hanno «armato» l'avvocato Flavio Maria Bonazza contro Comune e Provincia, impugnando la variante generale al Prg. La delibera decisiva e soffertissima fu quella del 5 ottobre 2006, quando si decise - con i voti della maggioranza, dei Verdi e di Rovereto Insieme - di modificare la carta urbanistica, cancellando l'edificabilità privata nei pressi del dismesso complesso religioso. Il sindaco Valduga - eletto nel 2005 - aveva a suo tempo giocato la campagna elettorale anche sulla promessa di impedire la speculazione privata in un'area come quella collinare paesaggisticamente preziosa e inadatta a nuova urbanizzazione, per l'insufficiente viabilità e per la situazione geologica incerta. Diventato sindaco, Valduga fu conseguente. Ma ben sapendo che Gianfranco Pedri e Antonio Miorelli potevano vantare un'aspettativa fondata sui precedenti piani regolatori, elaborò la proposta di uno scambio di volumetrie: voi rinunciate alla Consolata - disse loro - e noi vi facciamo costruire appartamenti per 25 mila metri cubi equivalenti nel vigneto Bossi Fedrigotti, già vostro a Borgo Sacco. L'ipotesi fu accolta da un veemente fuoco di sbarramento, con i fucili spianati vuoi della popolazione circonvicina al vigneto, sia di quasi tutte le forze politiche d'opposizione. Tanto si fece guerra a questa ipotesi, che infine il sindaco fece un sofferto passo indietro, imponendo al privato lo stop all'edificazione, senza alcun contraccambio. A quel punto la causa al Tar - rimasta dormiente - fu presto risvegliata dagli imprenditori della Residenza Al Sole. La sentenza di primo grado è di ieri e decide l'annullamento delle delibere consiliari sull'ex Consolata, con accollo al Comune di 12 mila euro per spese di giudizio più Iva e accessori vari. I giudici Francesco Mariuzzo, Lorenzo Stevanato e Alma Chiettini dicono in sostanza questo: ogni volta che gli strumenti urbanistici vanno a travolgere legittime aspettative dei privati, fondate su quanto previsto da precedenti piani, occorrono precise e fondate motivazioni. Ebbene, se l'amministrazione Valduga ha «sufficientemente motivato» - con ragioni paesaggistiche, geologiche e viabilistiche - il no al cemento nell'area Consolata, non giustifica invece la scelta di non compensare il danno al privato con l'assegnazione altrove di un equivalente diritto edificatorio. La variante al Prg viene dunque bocciata per «incoerenza, insufficiente motivazione e difetto di istruttoria». Ricorso accolto, dunque. Ora il Comune potrà: a) ricorrere in Consiglio di Stato; b) subire passivamente la sentenza e lasciar costruire in collina; c) riaprire una trattativa con i privati e riparlare di scambio d'aree.