ROVERETO. «Nonostante la sentenza del Tar, non permetteremo l'edificazione in collina. Abbiamo ancora diversi strumenti e buonissimi motivi per impedirlo». Il sindaco Valduga non decampa, dopo la pronuncia dei giudici amministrativi di Trento, che ha dato ragione ai proprietari dell'area ex Consolata, cancellando la destinazione a verde e ripristinando il piano urbanistico risalente alla gestione Cervellati-Bruschetti. I soci Pedri, Miorelli e Cella si riuniranno a breve per decidere come muoversi ora. L'assessore all'urbanistica Tomazzoni ha letto attentamente le 16 pagine del Tar. «Vi si dice - commenta - che le ragioni per imporre la non edificazione sono motivate. E' una scelta quindi che supera il vaglio dei giudici e che intendiamo ribadire. Ci sono ragioni paesaggistiche, di percezione dei luoghi da parte dei roveretani, e poi ancora considerazioni geologiche, confortate da perizie relative all'equilibrio instabile di tutta la collina. Infine c'è la questione viabilistica e il diritto di chi risiede in via Bellavista a non vedere sovraccaricata una strada del tutto inadatta e servire nuove aree abitate». Tomazzoni rivendica anche la tenuta - davanti ai giudici - della scelta di proporre il trasferimento dei volumi nel vigneto Fedrigotti a Sacco. «Zenatti dice che avremmo dovuto scambiare i volumi nell'area Follone. Una follia, il consigliere di An proponeva in sostanza di far decidere le sorti di quello strategico compendio in piena città agli imprenditori privati. Complimenti. E poi, le perequazioni si fanno con aree già di proprietà degli stessi soggetti: il vigneto vicino alla Manifattura era della Residenza Al Sole srl come la Consolata, e si prestava a un intervento urbanistico secondo noi valido. Sì, perchè il piano Cervellati aveva lasciato quest'area agricola incuneata dentro la città, ma è noto che il vigneto così circoscritto non era più economicamente sostenibile: urbanizzare aveva dunque un senso, soprattutto perchè in cambio il privato avrebbe ceduto un'ampia fascia di verde da attrezzare a parco pubblico lungo il Leno». La domanda allora è d'obbligo: si tornerà a ragionare di uno scambio di volumi per ovviare al cemento nell'area ex Consolata? «Può essere - dice lo stesso sindaco Valduga - anche perchè noi rinunciammo a quella prospettiva solo perchè costretti dall'ostruzionismo d'aula. Di certo c'è che in collina non si deve e non si può costruire, nemmeno dopo la sentenza del Tar». I giudici, peraltro, hanno riportato le carte urbanistiche allo stato del piano Cervellati. Che prevedeva sì il diritto a costruire villette immerse nel verde della collina, ma con il vincolo di avviare contestualmente anche il rilancio a fini pubblici del vecchio compendio (villa Botta ed ex collegio dei religiosi), il tutto dentro un piano d'area gestito sotto la regia del Comune. Parrebbe discenderne che i privati non possono neanche ora pensare di piantare semplicemente le gru per realizzare le residenze private. Sul caso, stanno studiando - per fare del tutto chiarezza - sia gli avvocati del Comune, sia quelli della srl proprietaria.