CAGLIARI. I lavori del Consiglio sulla nuova legge urbanistica erano stati avviati a rilento perché in molti avrebbero voluto un rinvio delle norme in commissione. La legge era arrivata in Consiglio subito dopo il referendum sulla cosiddetta legge salvacoste, promosso da Mauro Pili assieme ad altri esponenti del Centrodestra. La consultazione del 5 ottobre, però, non riuscì a superare il quorum e questo diede sicuramente una motivazione in più al Consiglio chiamato a mettere mano alla legge urbanistica. L'assemblea regionale, prima dello stop di giovedì scorso, aveva approvato quasi tutto l'impianto della legge. Ora da martedì è atteso lo sprint finale. La maggioranza da subito aveva cercato l'intesa sul vincolo dei 500 metri dal mare. E su questo c'era stata la prima spaccatura nella maggioranza di centrosinistra. Discutendo gli emendamenti all'articolo 10 della Legge Urbanistica l'aula, con una maggioranza risicata aveva dato il via libera al recepimento dei «livelli di tutela e vincolo di inedificabilità totale dei territori costieri» previsti dal Codice Urbani nella fascia costiera di 300 metri dalla battigia, con esclusione delle zone urbanizzate. Ma restava in piedi un emendamento all'articolo 28, presentato da Sinistra autonomista, che inaspriva i vincoli di tutela per i territori costieri in una fascia di 500 metri dal mare nell'ambito del Piano Paesaggistico regionale, che è norma sovraordinata ai Puc, senza escludere le aree urbanizzate (città come Cagliari o Olbia). Un emendamento che è stato giudicato «tecnicamente accoglibile». Tra gli articoli approvati quello che disciplina la pianificazione sovracomunale. Una norma che può riguardare gruppi di almeno quattro comuni o di enti locali con una popolazione complessiva di almeno 5000 abitanti i quali avranno la possibilità di adottare strumenti per il governo del territorio che assicurano priorità nel godimento di finanziamenti regionali per la costruzione di opere pubbliche. Di grande rilevanza anche la disciplina dei Puc. È stato stabilito, infatti, che il Piano urbanstico comunale deve contenere un'analisi dello sviluppo demografico individuando il fabbisogno abitativo e i servizi necessari in ottica decennale e deve classificare il territorio in base agli obiettivi sociali e ambientali per poi individuare le aree da riqualificare, quelle da destinare all'apertura di strutture commerciali e le attività produttive da delocalizzare anche attraverso compensazione o riconoscimento di diritti edificatori. Via libera anche al principio della compensazione per lo scambio di diritti edificatori in caso di aree sottoposte a vincolo sia applicabile pure in ambito sovra comunale. La norma riguarda il ruolo di coordinamento attribuito alle Province.