CHIAVARI «Le brutture da queste parti non mancano. Sulla costa e nellentroterra, dove stanno fiorendo capannoni industriali nei fondovalle, in Valfontanabuona, in Vallesturia, zone preziose per lagricoltura. Poi quando i torrenti esondano i danni li paghiamo noi». Anna Maria Castellano, presidente di Italia Nostra per il Tigullio, è una signora dallaria mite. Ma il piglio è quello tipico dellambientalista che non ama le battaglie di religione ma neppure è disposta a fare sconti. «Nelle agenzie immobiliari spiccano i cartelli con rustici in vendita che poi diventano villette eclettiche, ognuno a casa sua fa ciò che vuole, ma almeno si rispettino i dirittti generali», ammonisce Castellano, «a Mezzanego e Borzonasca assistiamo a un boom di abitanti in fuga dalla costa dove le case costano troppo, e del resto basta guardare Portofino la notte, lilluminazione fa capire come il costruito, negli anni, sia salito sempre più come in altre zone». Tipo? «A Zoagli stanno costruendo un piccolo grattacielo, il residence Le Seterie, Lavagna il giorno che diventerà come Sampierdarena, con tutto il rispetto per la delegazione genovese, avremo strozzato la gallina dalle uova doro, ci sono due grattacieli che sono un pugno nello stomaco. Costruiscono, costruiscono, e Chiavari non fa eccezione». In che senso? «In città il mostro dei mostri è il progetto della colmata a mare, ora uno squallido parcheggio che almeno serve ai pendolari, qui si prevede una serie di edifici porticati, un albergo, una specie di gradinata tipo anfiteatro, e una torre che sembra quella usata dai pompieri per le esercitazioni, così facciamo il bis con la Colonia Fara. Pensi che un pensionato, da solo, in una mattinata ha raccolto seicento firme contro il restyling in arrivo». Costruiscono, costruiscono, insiste Castellano: «A Cogorno, intorno a quello splendore che è la basilica dei Fieschi, hanno tirato su quartieri con condomini di quattro o cinque piani che andrebbero bene per una periferia, lì soffocano una bellezza storica». Non si salva Sestri Levante. «Lex Ferrotubi è un problema enorme, le case nate nellarea sono veramente brutte, e poi quei pennelli per evitare lerosione della spiaggia hanno un impatto visivo orribile, mi chiedo quanto fossero davvero necessari vista la configurazione del golfo». Molte domande, trovando puntualmente le risposte, se le pone periodicamente lOsservatorio dei fenomeni urbani che è parte integrante della Società Economica di Chiavari. Partendo da una premessa che è tutta un programma: «In Liguria non cè chiarezza di criteri per decidere cosa è bello e cosa è brutto e la proprietà privata è tutto, in senso egoistico». Sarà anche per quello che «siamo al quinto posto in Italia come pressione edificativa, stiamo consumando tutto il territorio». Anche lOsservatorio ha lo sguardo puntato in collina: «Sopra Chiavari, a Maxena, per fare un appartamento hanno tirato su una serie di muraglioni senza rispettare i vecchi terrazzamenti che sono un patrimonio regionale. Oggi si fanno prima le case e poi la strada, i progetti non li guarda più nessuno, si prepara una montagna di carta con gli adempimenti di legge e via. Ma se ognuno si fa la sua stradina finirà che tra dieci anni non avremo più nulla ci saremo "mangiati" il territorio». Non mancano, da parte di questo gruppo di tecnici e urbanisti, accenni a "stonature" anche inpieno centro: «In corso Garibaldi un palazzo dellOttocento è diventato un mix tra rococò e floreale, Carugio Drito aveva le volte a crocera, molte sono sparite». Anche lOsservatorio punta su Zoagli - «un concentrato di cemento» - e su Sestri Levante, dove «la nuova passeggiata ha rovinato tutto». E non è tenera lanalisi sui motivi del "disastro", che vanno ricercati tra laltro «nella scarsa preparazione dei professionisti odierni, a Chiavari ci sono 40 studi di architettura, si laureano persone che non riusciranno a fare il loro mestiere, e poi diciamo la verità, i ragazzi migliori se ne vanno, quelli che restano per sopravvivere devono partecipare al saccheggio dei territorio». E ancora: «Una volta gli architetti in Liguria erano 300, ora solo nella provincia di Genova, dove i corsi di laurea sono diventati sei, sono 4.000, questo è un Paese che spreca risorse mentre non siamo più capaci di offrire al turismo un "pacchetto" ambientale, culturale e ludico come altri sanno fare». La conclusione non è delle più incoraggianti: «Stiamo smantellando patrimonio pubblico e privato con operazioni mordi e fuggi per poi magari investire nei derivati, con il caos finanziario a cui stiamo assistendo. Ci troveremo in difficoltà».