«Ineffcienze, degrado e disagi Ecco i punti neri dellAccademia» UnAccademia lasciata dallo Stato «in condizione di ambiguità, sospesa tra ordinamenti giuridici confusi»; una gestione «non adeguata sotto il profilo dellefficienza, dellefficacia e delleconomicità»; un apparato amministrativo «dove si annidano inefficienze e difformità»; un bilancio generico «con relazioni vaghe, in cui si parla sempre di mancanza di fondi e di organici carenti»; una sede fatiscente «pericolosa per lincolumità di chi la frequenta». Va giù pesante il funzionario dello Stato Carlo Alberto Luccone nellispezione fatta a Brera tra la fine 2004 e linizio del 2005. Ecco per la prima volta il suo discusso rapporto, finito in Procura e alla Corte dei Conti. Il degrado LAccademia di Brera sembra lantro di Polifemo. «Non esistono locali adibiti ad aula professori, a mensa, a infermeria ed a bidelleria. 154 ausiliari non dispongono di armadio, cè un solo servizio igienico ogni 500 studenti e un altro per gli insegnanti. Il personale amministrativo addetto alla segreteria didattica lavora ammassato in alcune anguste stanze assieme a scaffalature ricolme di vecchi e polverosi faidoni. I laboratori ospitano fino a quattro tipologie di lezioni con grave disagio per lapprendimento e il normale svolgimento delle lezioni». La didattica La politica di espansione formativa è ritenuta «sconsiderata per lassenza di una programmazione pluriennale delle iscrizioni,delle attività didattiche, delle aule disponibili». Gli studenti sono la parte debole del caso Brera, «pagano il prezzo dellaffollamento e sopportano il peso dellinadeguatezza dei servizi erogati». Gli spazi Già nel 93 al ministero era ben chiaro che la logistica stava compromettendo il regolare svolgimento delle lezioni. «A Brera gli spazi disponibili consentirebbero la frequenza di non più di 1500 allievi e ciò comporterebbe una rilevantissima situazione di docenti in soprannumero». Senza una nuova sede o nuovi locali, servirebbe il numero chiuso. Al contrario è stata attuatala politica che ha portato alla moltiplicazione dei corsi, fino a prevedere 8-io mila allievi». Le tasse Il contributo di frequenza degli studenti è cresciuto i i volte dal 2001 al 2004. «Ma è immotivata la decisione di chiedere il nuovo contributo di frequenza indiscriminatamente. Nel 2005 è cresciuto ancora senza che si leggesse nelle relazioni uno sviluppo delle attività. Tale esosità non risponde alle reali esigenze dellAccademia. Forse è il caso di mettere almeno un tetto alla contribuzione degli studenti». I corsi «Lattivazione di alcuni corsi sperimentali è avvenuta senza che i ministero si sia reso conto delle risorse umane e finanziarie disponibili e della penuria di locali e attrezzature. La docenza è stata fatta svolgere sistematicamente a quasi tutti gli assistenti e professionisti esterni in contrasto con le leggi sul reclutamento del personale dello Stato». I controlli AllAccademia cè lobbligo di frequenza, ma non viene rispettato dagli studenti: anche perché un registro è arrivato nel 2004, prima cerano fogli volanti per raccogliere le firme degli allievi. «I verbali del consiglio docenti sono approssimativi e lacunosi,lautorizzazione dei corsi è ottenuta spesso a corsi già iniziati». I lasciti Ci sono frequenti donazioni ma il lascito Broglio è divenuto un caso. Le condizioni del lascito prevedevano unasta dei beni in titoli, dipinti, mosaici, ori, argenti, a favore dellAccademia da non effettuarsi a Roma e un premio darte nazionale. Lasta invece è stata fatta a Roma, nellunica piazza esclusa dal de cuius. Lispettore è sorpreso che tutto (cera anche un De Chirico) abbia fruttato solo 87 mila euro. E il premio darte? Dopo 28 anni non cè mai stato. g.g.s De Filippi: pronto ad andare via Ma paghiamo colpe non nostre «È impensabile come allAccademia si riesca a fare tanto con così poche risorse». Fernando De Filippi, 68 anni, direttore dellAccademia di Brera dal 1991 , risponde alle accuse sulla didattica, sui bilanci, sullo stato di abbandono dei locali e dei gessi, sulle croniche emergenze di unistituzione che da anni vive tra precarietà ed eccellenza. Dice: «Brera è un punto di riferimento nazionale e internazionale. Non nego certe disfunzioni, ma qui dobbiamo inventarci tutto. In poco tempo siamo passati da 31 discipline alle quasi 400 attuali con lo stesso organico del 1996 e con le stesse risorse finanziarie. Il personale «La legge del 1923 ci assegna 5 applicati di segreteria. Siamo riusciti con vari stratagemmi a portarli a 10. Ma per sopperire alle carenze nellorganico abbiamo dovuto far svolgere mansioni superiori al personale: così ci sono ausiliari che lavorano nelle segreterie mentre lorganico dei docenti è bloccato e 300 di loro sono chiamati a contratto: guadagnano 5 mila euro allanno. E noi non possiamo spendere i nostri soldi per loro e per la didattica. II commissario «Tutto questo sembra il processo a De Filippi. Ma io non ho brigato per restare. Un anno fa mi hanno eletto con una grande maggioranza: il problema dei limiti di età si era posto già allora e venne superato. Io non volevo lasciare Brera nel vuoto: oggi sono disponibile ad andarmene. Ma se potessi tornare indietro me ne sarei andato il 31 ottobre. Le tasse «Nella prima fase le tasse erano una cifra uguale per tutti. Dal 2004, con lassimilazione della laurea al titolo di studio, è stata decisa una tassa discrizione per fasce di reddito, come alla Statale. Le entrate nel 2004 sono state 1.157.863 euro, poi cresciute sino ai 3.800.000 di oggi. A questi occorre sottrarre 200 euro per studente che vanno alla Regione per il diritto allo studio. Lo scorso anno sono stati assegnati 201 borse di studio, 201 buoni pasto, 15 premi di laurea. Il degrado I corridoi dellAccademia sono come una strada. Lassenza di una disciplina degli spazi e la loro mancata consegna agli enti che li utilizzano, impedisce di provvedere ad una manutenzione straordinaria e di adeguare i locali alle norme di sicurezza. «Il danno dimmagine è soprattutto nostro: siamo erroneamente ritenuti i responsabili di questo e invece non possiamo far nulla». I gessi «Quando sono stato eletto nel novembre 1991 i dipinti erano conservati in una stanza di 25 metri quadrati affastellati uno sullaltro. I gessi erano sistemati in modo caotico, nei sotterranei, molti erano in frammenti. Abbiamo restaurato oltre 1067 opere tra cui dipinti, arazzi, sculture, disegni, stampe, fotografie, abbiamo ritrovato dipinti importanti e catalogato materiali che non erano nemmeno quantificati. Il Galata morente mostrato in fotografia dal Corriere verrà restaurato con laiuto di uno sponsor». Il trasloco «Hanno detto che mi opponevo al trasferimento dellAccademia. Non è vero. Spero nella firma dellaccordo per la caserma di via Mascheroni: sarebbe una sede adeguata al rango di Brera. Non lo era invece la Bovisa. Nel 2004, quando seppi dellaccordo tra i ministri Moratti e Urbani, mi trovai davanti un prato incolto e lobbligo di pagare un affitto anticipato di 2 milioni di euro. Per questo mi sono ribellato».