L' edizione italiana della mostra parigina su Mantegna riserva una mantovan-sorpresa. Affilata e d'attualità. Il primo curatore dell'esposizione del Louvre nella pagina successiva al frontespizio infila l'analisi del dipinto della Morte della Vergine nella polemica che vede ambientalismo ed edilizia l'un contro l'altra armati. Giovanni Agosti - consacrato esperto d'Andrea, guru della rinascenza, buon conoscitore di Mantova - s'è preso a cuore la vicenda di Cipata e dice la sua sulle prospettive edificatorie. Fa il combattente contro "lottizzazioni, residenze, immobiliari, valorizzazioni, LagoCastello, agenzie, Celeste Galeria". La sferzata sul catalogo firmata da Agosti (G.A.) è in linea con le posizioni dell'amministrazione comunale, con le sovrintendenze - recente è il vincolo generale su tutte le sponde - e quindi con la dottrina di Salvatore Settis. Il professore, autore del Progetto per Mantova commissionato dal sindaco Fiorenza Brioni nel 2006, è infatti il teorico della salvaguardia e del restauro dell'ambiente e del paesaggio, oltre che del carattere monumentale della città. Se da una parte il "no" alla lottizzazione LagoCastello in vista della sponda est del Lago Inferiore è diventata la bandiera di questa dottrina (con al traino polemiche, stop, carte bollate e incognite), dall'altra Mantegna ne è diventato il marchio artistico. Nella Morte della Vergine - finita al Prado di Madrid e ora esposta al Louvre - il maestro ritrae da una finestra del Castello il Ponte di San Giorgio allora coperto e all'orizzonte il Borgo di San Giorgio. Erano gli anni Sessanta del Quattrocento. La veduta è così reale da incarnare un documento sull'assetto paesaggistico. Dipinto, finestra, ponte, acqua e orizzonte sono i punti fermissimi del "come era" il panorama e del "nessuno tocchi le sponde". EQUIVOCO. Ma c'è un errore o equivoco topografico odierno, che rimbalza e si ripete ogni volta che emerge la questione delle ripe e della lottizzazione arcinota. La Cipata non è assolutamente il Borgo di San Giorgio, ma sta in un punto che non è osservabile dal Castello, essendo molto arretrato verso l'attuale Diga Masetti. Circa 90 gradi più a destra e in fondo rispetto alla penisola del Mincio. Tra l'altro la Cipata (luogo natale di Teofilo Folengo) non esiste più. È morta. Riposa sotto la zona industriale. Ciò non toglie il dosaggio di valori e aspirazioni della politica ambientale che nel bel Mantegna del catologo edito da Officina Libraria ha il suo logo. Ma la geografia è come la matematica. Non si sposta. Agosti ha lavorato alla sovrintendenza di Mantova e ha ottime relazioni con la città. Settis lo vuole nel comitato scientifico di Palazzo Te e sembra prefigurare prospettive altre per le intellighenzie della nuova generazione. In vista pure il filologo Andrea Canova, mantovano, anche lui nel team della mostra del Louvre. L'ESCLUSO. Al riguardo dell'evento francese, con una lettera alla Gazzetta il 3 settembre scorso, sedici lettori stigmatizzarono l'esclusione di Rodolfo Signorini, celebre mantegnista della prima ora. Quest'altra vicenda non ha nessun contatto con la precedente che abbiamo raccontato, ma testimonia come intorno all'iniziativa di Parigi e alla realtà mantovana ci sia un "de bello mantegnesco". L'assessore provinciale alla cultura Roberto Pedrazzoli, ad esempio, conferma che a suo tempo aveva indirizzato una lettera al direttore presidente del Louvre Henri Loyrette per far coinvolgere Signorini e le sue competetenze a Parigi. Gentilissimo il diniego. Il 19 settembre il nome di Signorini appare nella lista dei 40 di Artes, laboratorio per un progetto politico. Più tardi, esattamente il 9 ottobre, ulteriore occasione data dall'Istituto italiano di cultura nella capitale francese: il presidente del Centro Te Enrico Voceri accompagna lo storico monsignor Roberto Brunelli, direttore del Museo Diocesano (prestatore del Louvre) a parlare della Camera Picta.
MANTOVA - Il cemento e le rive? Finiscono sul catalogo di Mantegna a Parigi
L'edizione italiana della mostra parigina su Mantegna al Louvre ha riservato una sorpresa per i mantovani. Il catalogo è stato analizzato da Giovanni Agosti, che ha espresso le sue opinioni sulla lottizzazione e sull'edilizia. Agosti, esperto di Andrea Mantegna, ha criticato le prospettive edificatorie e ha sostenuto la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio. La mostra ha anche esposto la Morte della Vergine, dipinta da Mantegna, che ritrae il Ponte di San Giorgio e il Borgo di San Giorgio. Tuttavia, Agosti ha corretto un errore topografico, affermando che la Cipata non è il Borgo di San Giorgio, ma un luogo diverso.
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