All'indomani della visita di Berlusconi, accompagnato nella circostanza dal ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, la stampa ha dato ampio spazio all'annunciato intervento di restauro di Sant'Agostino alla Zecca. La relativa somma messa a disposizione per il recupero della chiesa, chiusa dall'epoca del terremoto, che la aveva gravemente danneggiata, rischia tuttavia di essere interpretata come una graziosa elargizione del Governo sovrano. Laddove, senza nulla togliere alla disponibilità del ministro Bondi, va ricordato il contributo che all'auspicato recupero ha dato proprio il «Mattino». Che, l'anno scorso, vi dedicò, in occasione della ricorrenza del terremoto, un intero paginone, dando fiato alle proteste di cittadini («La chiesa sbarrata dal terremoto. Sul tetto un albero di albicocche. Un comitato a difesa del gioiello di Forcella», il Mattino del 241107). Contributo rivelatosi determinante nella misura in cui il foglio con le relative fotografie qualche giorno dopo fu fatto oggetto di una puntuale sollecitazione del Comitato Unesco alla Procura della Repubblica di Napoli. Alla cui attenzione si richiamava il complesso di S. Agostino alla Zecca, risalente al XIII secolo, come significativo tassello del centro storico di Napoli riconosciuto nel 1995 patrimonio mondiale dell'Umanità. Il grandioso monumento, infatti, benché affidato alle cure dell'apposito Fondo per gli edifici di culto (Fec, gestito dal Governo e, per esso, dal Ministero dell'interno, versava in condizioni di grave degrado. Pure l'Unesco aveva concesso l'ambito riconoscimento a fronte dell'obbligo assunto dal governo italiano di garantire la conservazione. Si segnalava dunque che la violazione di tale obbligo era penalmente sanzionata, anche per colpa e con la pena dell'arresto, dall'articolo 733 del codice penale. Questo tutela infatti il patrimonio artistico, storico e archeologico nazionale, a maggior ragione, se riconosciuto patrimonio mondiale dell'umanità. Poiché in un così lungo arco di tempo, il governo italiano, proprietario del complesso, non aveva ancora corrisposto all'obbligo di conservazione, veniva da pensare che la mancata attivazione del restauro fosse dovuto alla scarsa solerzia di taluno degli organi del sullodato Fondo. La segnalazione del Comitato Unesco concludeva sollecitando su tale punto la Procura della Repubblica ad interpellare la competente Soprintendenza, la Commissione nazionale Unesco e il ministero per i Beni culturali anche allo scopo di porre fine al deplorevole stato di abbandono del prezioso monumento. Del cui annunciato recupero va dunque merito alla azione discreta della magistratura non meno che alla sensibilità del ministro Bondi. L'episodio è molto significativo perché insegna che, fuori di ogni rassegnazione, in una società democratica, molte volte le cose dipendono dalla stampa e dalle iniziative dei cittadini volte a rappresentare alle autorità preposte gli obblighi cui esse son tenuti a corrispondere nel generale interesse. presidente Comitato centro storico Unesco