Nel suo cortese articolo sul Giornale del 22 novembre, il Ministro Bondi si rivolge a me come alloppositore unico della proposta di creare una nuova Direzione generale per la valorizzazione dei musei; e a me attribuisce in merito un eccesso di apprensione, rassicurandomi sulle sue buone intenzioni. Ma il Ministro sa bene che le posizioni che egli indica come mie sono state dellintero Consiglio superiore dei Beni culturali, e che la mia lettera aperta pubblicata da questo giornale riproduceva punto per punto il mio intervento in Consiglio, alla presenza del Ministro. Non è dunque solo a me, ma allintero Consiglio (fra i suoi membri Antonio Paolucci, Andrea Emiliani, Tullio Gregory, Cesare De Seta, Paolo Portoghesi, Marisa Dalai, Walter Santagata) che si dovrà imputare quanto il Ministro mi attribuisce: lesercizio di una dotta vigilanza, lincapacità di comprendere la sua proposta, immobilismi e allarmismi, nonché svariate idiosincrasie, approssimazioni e pregiudizi. Vorrei tranquillizzare il Ministro. Il Consiglio superiore, su sua richiesta e secondo le proprie attribuzioni di legge, ha esaminato con attenzione la bozza di riforma, e nellintenzione del Ministro ha ravvisato «talune giuste esigenze di funzionalizzazione e di innovazione» riconoscendo lesigenza di avviare una nuova stagione nella valorizzazione. Del resto io stesso, già nellaprile 2007, presentai al suo predecessore Rutelli la dettagliata proposta (rimasta purtroppo inascoltata) di una direzione generale della valorizzazione. Che cosa è cambiato da allora? Perché il Consiglio superiore, pur favorevole a un rilancio della valorizzazione, ha espresso unanime parere negativo sulla proposta Bondi? Il Consiglio ha ritenuto lattuale formulazione della norma «inadatta allo scopo che si prefigge, contraddittoria con larticolo 6 del Codice e conflittuale con le competenze in materia di tutela di altre Direzioni generali». Un ufficio centrale per la valorizzazione, noi riteniamo, è necessario; ma potrà funzionare solo se la valorizzazione, come vuole larticolo 6 del Codice, verrà rivolta a promuovere lo sviluppo della cultura, e se sarà rispettosa delle esigenze di tutela. Perciò non abbiamo invitato il Ministro a cancellare la sua proposta, bensì a riformularla. Molti consiglieri hanno inoltre ricordato che per una carica tanto impegnativa il Ministro si impegnò in Parlamento a «un bando di concorso a livello internazionale» per attirare i massimi competenti di gestione musaeale. È ancor oggi questa lidea vincente, ed è unidea del Ministro. Ma per fortuna sulla norma e sulla nomina cè tempo di pensare: la «scelta del nuovo direttore generale, caduta - scrive sul Giornale il Ministro - sul dr. Mario Resca», può infatti avvenire solo dopo il necessario iter parlamentare della norma istitutiva di tale carica, oggi inesistente. Nei cento anni di vita del Consiglio Superiore, i suoi pareri sono stati presi sul serio da ministri come Croce, Gentile, Bottai, Spadolini. Sono certo che il senatore Bondi non vorrà essere da meno, e rinnovo lauspicio che egli voglia tener conto delle osservazioni del suo massimo organo di consulenza.
Caro Bondi, ripensi al supermanager. La riposta al ministro sulla nomina della nuova direzione generale
Il Ministro Bondi ha scritto un articolo sul Giornale del 22 novembre in cui si rivolge a un oppositore della sua proposta di creare una nuova Direzione generale per la valorizzazione dei musei. Il Ministro attribuisce all'oppositore un eccesso di apprensione e rassicura che le sue buone intenzioni. Tuttavia, l'oppositore sostiene che il Ministro non comprende la sua proposta e che il Consiglio superiore dei Beni culturali ha espresso unanime parere negativo sulla proposta. Il Consiglio ha ritenuto l'attuale formulazione della norma inadatta e contraddittoria con l'articolo 6 del Codice.
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