BONACOLSI LO SCULTORE E LA MANTOVA DI ISABELLA Con perfetto tempismo, in parallelo con la magnifica mostra di Mantegna che tiene banco al Louvre, la Soprintendenza mantovana presenta in Palazzo Ducale una rassegna che, pur non potendo competere con levento parigino sul piano della spettacolarità, è altrettanto amorosamente progettata in ogni dettaglio ed intreccia con esso un fitto dialogo a distanza denso di suggestioni. Protagonista della rassegna mantovana è infatti uno dei più squisiti scultori in bronzo del nostro Rinascimento, Jacopo Alari Bonacolsi detto lAntico, che oltre ad aver avuto documentati contatti con Mantegna alla corte dei Gonzaga, subì al pari di lui il fascino della statuaria classica, ma ne ricavò una lezione stilistica di segno opposto. (Bonacolsi lAntico. Uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella dEste, a cura di Filippo Trevisani, fino al 6 gennaio). Uno dei punti di forza della mostra parigina è la sala che offre leccezionale opportunità di ammirare tutti i dipinti che decoravano il celebre Studiolo mantovano di Isabella dEste, disposti proprio come lo erano nella loro sede dorigine. O meglio, come furono fatti sistemare da Isabella nel nuovo Studiolo che si fece apprestare nel 1519, quando a seguito della morte del marito Francesco Gonzaga si trasferì dal Castello di San Giorgio alladiacente Corte Vecchia, e volle completare la serie aggiungendo alle cinque tele originarie - due di Mantegna, uno del Perugino e due di Lorenzo Costa - altri due dipinti appositamente commissionati al Correggio. Ebbene, la mostra mantovana ci conduce proprio allinterno di quel sofisticato Appartamento vedovile di Isabella, con il suo silenzioso giardino segreto, la sua teoria di sale e camerini dalle pareti foderate di tarsie lignee o impreziosite dai cicli affrescati e dagli esoterici motti escogitati dallumanista campano Mario Equicola, e naturalmente con il suo Studiolo, orfano delle tele del Louvre, ma non del sontuoso soffitto originario riccamente intagliato e dorato. Fino ad oggi difficilmente visitabile, la dimora vedovile di Isabella è stata fatta oggetto per loccasione di un accurato intervento di restauro, tanto da giustificare il comunicato stampa che parla di un doppio evento espositivo: la prima mostra monografica dedicata al Bonacolsi e la nuova visione dellappartamento in Corte Vecchia, che ne costituisce la suggestiva ed appropriata ambientazione. Figlio di un macellaio, Jacopo Alari Bonacolsi nacque a Mantova intorno al ?60 e si suppone ricevesse una prima formazione come orefice, il che spiegherebbe la meticolosa perizia tecnica e il gusto del dettaglio prezioso che caratterizzano lo stile delle statuette e dei rilievi in bronzo che lo resero famoso. Prima di entrare in diretto rapporto con Isabella e i Gonzaga di Mantova, Jacopo prestò servizio presso alcuni centri gonzagheschi minori, da quello di Bozzolo, feudo di Gianfrancesco Gonzaga e di sua moglie Antonia del Balzo, alla villa di Quingentole e al castello di Gazzuolo, dove amava risiedere il vescovo di Mantova Ludovico Gonzaga. Nel clima di sviscerata passione antiquaria, che allignava in queste corti non meno che nella «casa madre» mantovana, il giovane sviluppò rapidamente il peculiare talento che gli valse il soprannome di Antico, specializzandosi in un genere che aveva avuto un isolato, ma ancor rozzo precursore nel fiorentino Filarete, e che consisteva nellassumere i più noti modelli monumentali di arte classica - dal MarcAurelio allo Spinario, dallApollo del Belvedere alla Venere accovacciata o al Meleagro - , per trarne unelegante versione miniaturizzata in bronzo. LAntico rinunciava a qualsiasi autonomia inventiva rispetto ai modelli classici da lui riprodotti, limitandosi ad integrarne le eventuali amputazioni, per concentrarsi invece sulla resa morbida e fluida di ogni movenza e su unesecuzione tecnicamente impeccabile, sontuosa e splendente: capigliature e barbe ricciute, squisitamente cesellate ed esaltate dalla doratura a fuoco, pupille intarsiate in argento, sapienti e vellutate patinature. Non a caso, fino a poco tempo fa, anche in raccolte museali prestigiose, tante sue sculture venivano erroneamente etichettate come lussuosi oggetti di età napoleonica in «stile Impero». Jacopo non si limitava a riprodurre in bronzo statue antiche, riducendole ad un formato che consentiva di ammirarle rigirandosele tra le mani, ma era anche in grado di restaurare gli originali e di valutarne qualità e prezzo per conto dei suoi committenti, che li collezionavano golosamente. Recentemente è stata scoperta una sua firma sul piedistallo di uno dei due Dioscuri del Quirinale, che testimonia di un restauro da lui compiuto durante uno dei suoi soggiorni a Roma. Fu proprio in Campidoglio che egli poté ammirare, tra i bronzi donati al Popolo Romano da Sisto IV, quel Camillus dagli occhi intarsiati in argento e dal panneggio fluidamente modellato, che fu senzaltro determinante nel plasmare la sua percezione della bronzistica classica, tanto da giustificarne il prestito e la sua presenza qui, in questa mostra mantovana. Dove sono convenute, tra laltro, anche le più note opere dellAntico appartenenti a grandi raccolte straniere come il Victoria and Albert Museum londinese o il Kunsthistorisches di Vienna, né mancano ghiotte e inedite novità, come gli otto busti antichi del Seminario vescovile di Mantova, che furono da lui completati e sapientemente restaurati.