L'ANNUNCIO. Al convegno di Cremona sui rapporti fra mostre e musei l'assessore bresciano alla Cultura ha annunciato: «Non ci sono più fondi, Cambiamo strategia» E Goldin replica ai suoi critici: «Do fastidio perchè in tanti vengono alle mie esposizioni» L'accusa: «Rastrella fondi e li sottrae ai musei» La difesa: «Non cannibalizzo, trovo sponsor» «Per l'anno prossimo non ci sono più le risorse che abbiamo destinato in questi cinque anni alle mostre. Non siamo più in grado di sostenere una spesa di 3 - 3,6 milioni di euro all'anno. La Grande mostra insomma non si farà». Così l'assessore alla Cultura Andrea Arcai ha dissipato gli ultimi dubbi che aleggiavano sul destino delle Grandi mostre in Santa Giulia. Il 2009 sarà un anno sabbatico, per il futuro si vedrà. A sciogliere l'incertezza ha provveduto il bilancio che sta prendendo forma in Loggia e che dimezza (come minimo) i fondi per la cultura. Addio per sempre, dunque, alle code in via Musei? «In futuro - dice Arcai - potremo fare ancora della Grandi mostre, ma dovranno essere legate a fatti eccezionali e al territorio. Soprattutto, andrà stabilito un rapporto diverso rispetto al passato con un grande esperto come Marco Goldin, che in questi anni ha dettato la linea culturale al Comune. La scelta della linea culturale deve sempre fare capo al Comune. Corsini aveva scelto una grande persona, abituata però a lavorare in maniera autarchica». L'ANNUNCIO di Arcai è venuto durante il convegno «Mostre e musei a tu per tu» organizzato dal sistema museale di Cremona nell'Ala Ponzone del museo civico. Un convegno che ha ruotato attorno a un documento di Icom Italia (l'associazione degli operatori di musei) che nel giugno scorso, mentre Goldin era in difficoltà per il precoce divorzio da Verona, ha pronunciato un duro atto d'accusa contro le «mostre blockbuster» di Brescia, di Treviso, e sugli impressionisti. Insomma contro Marco Goldin. A parole, ieri, tutti hanno cercato di riconciliare il mondo delle mostre e dei musei. Ma il solco che li separa è profondo. «SIAMO preoccupati per la sostenibilità dell'intero sistema» ha detto Alessandra Mottola Molfino, museologa. «Siamo allarmati dalla mercatizzazione della cultura» aggiunge Dominique Ferriot di Icom France. «In tempi di risorse scarse ognuno difende gli interessi che ritiene prioritari. Con Goldin c'è un oggettivo conflitto: lui rastrella fondi e li sottrae ai musei» dice Daniele Lupo Jallà di Icom Italia. Lui, il grande accusato, in un match alla «solo contro tutti» ha difeso ragioni e storia del suo lavoro: «Il Sole 24 ore mi definisce operatore economico. Se lo fossi stato, non avrei perso montagne di soldi, non avrei fatto scelte scellerate dal punto di vista economico. Io sono un critico d'arte che per 15 anni ha diretto un piccolo museo. Da 10 anni propongo mostre che sono state viste da 5 milioni di persone, che sperimentano emozioni che perdurano. Ho fatto tanti visitatori: forse questo dà fastidio». Goldin, davanti ai direttori dei musei, snocciola il segreto dei suoi successi: «Il pubblico io non lo aspetto, cerco di andare a incontrarlo». Gli strumenti? Il call center interno, la creazione di un data base con centinaia di migliaia di indirizzi. «Abbiamo aiutato il pubblico ad arrivare più preparato»: merito degli incontri con gli insegnanti, dei laboratori didattici, degli incontri teatrali. Secca, poi, la contestazione alle cifre «palesemente inesatte», alla «bugia colossale» racchiusa nel documento Icom che, nel caso di Santa Giulia, conteggia fra i visitatori del museo tutti quelli che visitarono le «vecchie mostre», dai Longobardi a Foppa, ma misteriosamente sottrae tutti quelli delle mostre di Linea d'Ombra, pur vigendo in entrambi i casi una bigliettazione unica. «NON HO mai chiesto a nessuno di lavorare - aggiunge Goldin - sono sempre stato contattato. Non ho cannibalizzato fondi a nessuno, semmai ci ho messo capacità di reperire sponsor». Sulla vituperata prassi di «noleggiare» le opere Enrico Voceri, che dirige Palazzo Te a Mantova, si affianca a Goldin e spezza una lancia contro i «puristi»: «Non facciamo finta di non sapere che anche i musei che non fanno pagare i prestiti - dice - incassano percentuali sui prezzi assicurativi e dei trasporti dei prestiti». Il disprezzato «fee» (l'affitto) si insinua insomma anche dove non è dichiarato. Agostino Mantovani, presidente di Fondazione Brescia Musei, difende il caso-Brescia contro tutti i detrattori: «Brescia per tre anni è stata la prima città per numero di visitatori, s'è affermata come città d'arte, per ogni mostra 40mila persone hanno pernottato in città». La contrapposizione mostre-musei, cultura-economia per Mantovani è superabile. «L'aspetto economico serve anche alla cultura, se speso bene». In platea persino i «puristi» annuiscono.
CREMONA Arcai: Niente grandi mostre per il 2009
Il Comune di Brescia ha annunciato che non ci saranno più le Grandi mostre in Santa Giulia. L'assessore alla Cultura Andrea Arcai ha spiegato che non ci sono più fondi per sostenere le spese di 3-3,6 milioni di euro all'anno. La Grande mostra non si farà per l'anno prossimo. Il futuro delle Grandi mostre è incerto. L'assessore Arcai ha anche affermato che il rapporto tra mostre e musei deve cambiare. Marco Goldin, il critico d'arte e direttore delle mostre, ha difeso le sue scelte economiche e ha affermato di non aver cannibalizzato fondi ai musei.
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