«Vorrei incontrare il sindaco Iervolino per parlare con lei del San Carlo perché il teatro deve aprirsi alla città e la città al teatro». Dopo quattro anni alla direzione musicale, Jeffrey Tate si sente un po' napoletano. Ed è «molto preoccupato», dice, per le sorti del San Carlo, dove si profilano nuovi tagli ai finanziamenti statali. Tant'è che la scorsa settimana, prima del concerto con Violeta Urmana all'Auditorium Rai prese il microfono per manifestare la solidarierà ai lavoratori del teatro e invitare il pubblico a partecipare con più partecipazione agli spettacoli. Stasera alle 18 (replica domani alle 20.30) il direttore inglese tornerà sul podio dell'orchestra di casa per dirigere uno dei programmi clou della programmazione 2008, un «Don Carlo» in forma di concerto con Violeta Urmana, Marianne Cornetti, Salvatore Licitra, Franco Vassallo e Roberto Scandiuzzi. L'opera di Verdi avrebbe dovuto inaugurare la stagione. Ma, si sa, è stata cancellata a causa dei lavori in teatro e dei problemi economici. La stagione lirica si aprirà a gennaio con il «Peter Grimes» di Britten e sul podio ci sarà ancora Tate, pronto ad affrontare i due appuntamenti: «Credo siano cose molto belle e particolari. Il "Don Carlo" forse si apprezza meglio in questa sintesi, Britten è un capolavoro poco noto e mi piace farlo conoscere ai napoletani». Nel frattempo il maestro offre la sua bacchetta per un concerto aperto alla città, come ha fatto Zubin Mehta per il Maggio Musicale a Firenze, dove il primo dicembre dirigerà la Nona di Beethoven davanti ad ottomila persone al Nelson Mandela Forum in una serata dal titolo emblematico: «Concerto per la città. La cultura e l'arte sono bene comune, contro tutti i tagli "nessun dorma"». Nei prossimi giorni è prevista anche una manifestazione nazionale promossa dai sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal che ieri si sono riuniti a Roma per discutere il da farsi, sia di fronte ai tagli, sia di fronte ai problemi legati al rinnovo del contratto. E non è escluso uno sciopero. Mobilitazione anche sul fronte locale, a Napoli, dove martedì i sindacati decideranno la loro piattaforma con alcune proposte per integrare la programmazione del prossimo anno ritenuta troppo scarna, anche con concerti «a costo zero». «Hanno tutto il mio appoggio», dice Tate in proposito. «Ne ho parlato con il commissario Nastasi e lui mi sembra molto ottimista. Sarebbe triste anche per lui dopo tanto lavoro, vedere il San Carlo chiudere. Questa è una cosa che nessuno vuole». Bisogna far capire - aggiunge il maestro - «che il San Carlo è uno dei simboli della città e deve tornare ad essere uno dei suoi fiori all'occhiello. Vorrei parlarne con la Iervolino. Anche i parlamentari locali di tutti i partiti, però, dovrebbero mobilitarsi. Non capisco questi tagli all'istruzione e alla cultura che fa il governo, in Italia i beni culturali sono un settore trainante dell'economia e credo debbano essere sostenuti. Tra l'altro, le cifre di cui discutiamo mi sembrano esigue. E per pochi soldi si mette in gioco il futuro». Tate partirà lunedì per una serie di concerti, e tornerà a Napoli a fine anno per le prove dell'opera di Britten. Il suo contratto con il San Carlo scadrà nel 2010. Resterà? «Vedremo, vedremo. In futuro vorrei lavorare un po' di meno, il mio corpo è fragile, ho 65 anni e ho bisogno di molto riposo. Qui invece, servono energia e forza per affrontare problemi spinosi. Tra l'altro, molto dipende anche da chi sarà il nuovo sovrintendente e quale sarà la sua visione del teatro e se le sue idee combacerano con le mie. Spero innanzitutto sia una persona di teatro, che sappia parlare alla gente. In queste cose la politica non dovrebbe entrare».