La cantante ricorda: "Praticamente ogni anno riuscivo a venire a Bari" Vanoni: "Quel teatro è anche mio è stato ricostruito con soldi pubblici" Gli ambienti erano logori, ma dentro vi respiravi laria della gloriosa lirica daltri tempi «Malridotto da morire, eppure stupefacente». È il Petruzzelli nei ricordi di Ornella Vanoni, voce fra le voci della canzone italiana e, soprattutto nel decennio doro del politeama barese, una presenza costante su quel palcoscenico con i suoi concerti con, e senza, Gino Paoli. «Ci sono venuta parecchie volte, ogni anno praticamente. Questi diciassette anni senza il Petruzzelli sono stati una mancanza tremenda per il Mezzogiorno e lItalia stessa». Cosa lè mancato di più del politeama? «Lacustica stupenda, tanto per cominciare. Era uno di quei luoghi, sempre più rari oggi, in cui ti guardi attorno e ti senti miracolato per il semplice fatto di esserci». Esisteranno pure altri palcoscenici capaci di emozionarla. «Mica tanto. Qui, nella mia Milano, a parte la Scala non cè più un teatro vecchio, bello come una volta, dove potersi incantare». Mentre il Petruzzelli? «Lì mincantavo. Gli ambienti erano sì logori, ma dentro vi respiravi laria della gloriosa lirica daltri tempi. Il camerino, poi, polveroso come pochi, mi faceva letteralmente impazzire con quel grande pouf rosso». Lha definito malridotto. «Mi chiedevo come facesse a non bruciare con tutti quei fili elettrici penzolanti. Non era fuori norma, ma molto di più. Ogni volta mi dicevo: qui basta un corto circuito e il teatro va per aria. Alla fine a distruggerlo ci ha pensato la mano delluomo». E diciassette anni dopo la ricostruzione è terminata. «Per noi che facciamo questo mestiere significa poter immaginare di ritrovare la gioia di poter cantare in un teatro stupendo che ci è mancato. Per davvero. Quanto al tempo che è passato per il restauro preferirei non esprimermi. Diciassette anni di attesa non hanno bisogno di commenti». Pensi un po che cè pure il rischio concreto che linaugurazione del 6 dicembre, fissata con Zubin Mehta e lorchestra del Maggio fiorentino sia rinviata a data da destinarsi. «Vuol dire che in Italia non se ne fa una giusta. In questo dannato Paese non esiste il senso del rispetto dei luoghi che, nel caso del Petruzzelli, portano con sé memoria dei miti, della storia e dei personaggi che vi hanno abitato anche per una sera sola. E perché mai, poi, linaugurazione dovrebbe saltare? Il restauro non è finito?». Niente di tutto questo. Da una parte cè la famiglia Messeni Nemagna, proprietaria del teatro, che accampa diritti e, dallaltra, cè un braccio di ferro politico fra il ministero per i Beni culturali e il Comune. Nel mezzo cè una città che sinterroga su cosa accadrà, tanto più che la ricostruzione è stata compiuta con denaro pubblico. «Mah. Un bellintrigo. Credo che le famiglie nei teatri facciano sempre grandi casini. A Milano, per dirne una, cè un teatrino, il Gerolamo, incantevole. Una roba da mangiarlo di baci. Lì ci ha cantato anche Billie Holiday e adesso la famiglia sembra voglia disfarsene: unassurdità. Mentre un teatro è di tutti, dunque se permettete il Petruzzelli è anche mio se il restauro è stato pagato con i nostri soldi. Io lo rivoglio, a questo punto». Qualcuno dovrà prendere nota della sua rivendicazione, allora. Cè di più che, apertura o non apertura, il 6 dicembre Mehta e lorchestra saranno comunque a Bari. «Vorrà dire che se ne fregano di questennesimo vespaio di polemiche. E fanno bene. Perché oggi in Italia mancano gli uomini, non ci sono più idee e non si vede niente brillare allorizzonte».