Un centro storico, insomma, impreparato ad accogliere previsti quanto auspicabili incrementi di flussi turistici. Sono disponibili fondi europei per circa 150 milioni di euro da spendere nei prossimi cinque anni. Un chilometro della metropolitana Linea 1 del tratto in costruzione Dante-centro direzionale costava sei anni fa più di cento milioni di euro (689 milioni di euro per circa sei chilometri di tracciato, delibera Cipe del 27.12.2002). Con gli aggiornamenti e imprevisti siamo oggi al doppio, duecento milioni di euro a chilometro. In concreto, lintervento sul centro storico avrà lo stesso costo di 750 metri di metropolitana. Anche se solerti contabilizzatori dovessero precisare che il costo chilometrico reale è di qualche milione in meno, il rapporto paradossale resta, con tutta la sua carica di significato politico che comporta. Potrebbero essere questi i due spunti iniziali di riflessione del convegno su "Una nuova governance per il centro storico di Napoli. Politiche integrate per la città: sviluppo, società e solidarietà" (Complesso di Santa Maria La Nova, domani alle 14,30) organizzato dal Partito democratico e che vede impegnati in tre sessioni tematiche 25 relatori. Faticoso per il lettore lelenco completo dei partecipanti, disdicevole una selezione. Chiude Luigi Nicolais, segretario provinciale Pd di Napoli, che trarrà argomenti dagli interventi, ma dovrà tener conto anche di tre problemi da tempo al centro del dibattito sul centro storico di Napoli: necessità di politiche integrate, le risorse disponibili, la governance di tutta loperazione. Primo problema. Necessità di politiche integrate per il centro storico. Il tema del recupero urbano non è prerogativa esclusiva di architetti, ingegneri e imprese perché non si tratta di restaurare solo ed esclusivamente monumenti e tessuti edilizi di pregio, di ammodernare infrastrutture e impianti, di rendere sicuri gli spazi abitativi, le strade e le piazze. Obiettivi primari ma non sufficienti se non si attivano processi di sviluppo economico, servizi innovativi, iniziative per la sicurezza, politiche di inclusione sociale. I criteri progettuali fissati dalla Regione incominciano ad andare in questa direzione. Al Comune spetta il compito di tradurli in scelte operative. Le politiche integrate, occorre ricordarlo, non sono opzioni ma scelte proposte come imperative dallUnione Europea perché si ritiene che siano le uniche in grado di attingere obiettivi complessi specie nei campi dellambiente e dello sviluppo locale. Secondo problema. Le risorse disponibili. Il confronto con i fondi destinati alla metropolitana non è una critica alla politica regionale dei trasporti, ma un rilievo mosso alla politica regionale per i beni culturali che soccombe rispetto a progettualità più incisive. La "cura del ferro", come Ennio Cascetta ama definire il suo vasto programma di mobilità sul territorio, non guarisce però centri storici e monumenti. Magari li collega in modo più veloce e confortevole, ma non li fa star meglio in salute. Attualmente si può contare sui citati 150 milioni di euro rispetto agli originari 200 perché 50 sono stati destinati allAlbergo dei Poveri. Molto pochi, parva materia. Ma in un recente convegno sul centro storico alla Stazione Marittima organizzato dalla Fondazione Napolitalia, Bassolino e Siola hanno più volte ribadito che in realtà le provvidenze dedicate a questa parte della città sono molto superiori perché vi sono altri progetti e misure italiani e europei cui attingere. Per il fronte del porto, ad esempio, area compresa nel perimetro centro storico Unesco, vi sono finanziamenti cospicui; analoghe risorse il turismo potrebbe mettere a disposizione di monumenti e ambienti storici; fondi dedicati anche per le residenze universitarie da prevedere nel centro antico. Bene, progetto di sinergie tecnico-economiche molto utile e intelligente, se ci fosse. Ma non cè, o almeno, non cè ancora e questa circostanza fa balzare in primo piano il problema attualmente forse più importante dellintera operazione centro storico di Napoli, quello della governance. Terzo problema. La governance, appunto. Compare al primo posto nel lungo titolo del convegno di domani, a conferma duna esigenza diffusamente avvertita. Si tratta di mettere a sistema, coordinare e gestire decine di istituzioni, enti, associazioni di categoria, soggetti pubblici e privati aventi titolo e interesse a partecipare al grande programma di intervento. Su tutti, il Comune di Napoli, delegato come soggetto attuatore dalla Regione e dunque listituzione caricata delle maggiori responsabilità. Governance, correttamente intesa, non significa moltiplicazione di apparati per gestire sistemi complessi ma, al contrario, riduzione e semplificazione di organismi e procedure. Su questo piano occorre che la politica faccia, come si suol dire, un passo indietro perché attualmente tra cabine di regia, comitati tecnici, autorità di gestione e unità di coordinamento, sono più i soggetti coinvolti con ruoli decisionali che i monumenti da restaurare. Dal 9 al 12 dicembre sarà a Napoli una delegazione Unesco con il compito di monitorare le condizioni del centro storico dichiarato Sito Unesco nel 1995. Il pericolo duna cancellazione dal World Heritage List è molto improbabile perché lItalia - che nellambito dei beni culturali sta allUnesco come sul piano politico gli Stati Uniti stanno allOnu - non consentirebbe questa umiliazione internazionale. Che questa vantaggiosa prospettiva non venga però intesa dalle autorità locali come alibi per continuare a disattendere ben precisi impegni di tutela e conservazione del centro storico di Napoli.