Su tutto incombe ancora il contenzioso con Don Verzè. Alessandra Rubenni La bufera è passata. Ma i venti di tempesta non hanno lasciato traccia nel giardino di Villa Rivaldi, ancora avvolta in un desolante stato di abbandono, come in un sonno che dura da decenni. A segnare il tempo, nel complesso rinascimentale arroccato sui resti della collina Velia, di fronte al Colosseo, è solo il disfacimento che continua inesorabile sotto la pioggia. A venti giorni dall'annuncio dell'assessore agli Affari Istituzionali della Regione, Donato Robilotta, che aveva dichiarato l'apertura di un tavolo di confronto tra Ministero, Soprintendenze e Comune per decidere le sorti del Palazzo, un incontro ancora non c'è stato. «Il Ministero dei Beni Culturali ci ha comunicato ufficialmente che è interessato al complesso e nella Finanziaria sono già previste le risorse necessarie per l'acquisizione», spiega Robilotta. Altri soldi che si aggiungono a quelli stanziati da Roma Capitale, 6 milioni di euro destinati al Comune, un milione e mezzo alla Regione, anche questi per l'acquisizione. «Ora si tratta di mettere insieme le sinergie e trovare le risorse per rendere Villa Rivaldi fruibile», annuncia Robilotta, che si dice intenzionato a convocare una riunione il 9 o 10 marzo. E il contenzioso tra Don Verzè, ex inquilino moroso di Palazzo Rivaldi, ancora in causa con l'Istituto di Santa Maria in Aquiro, ente proprietario dell'immobile? Quel diritto di prelazione che il contendente vorrebbe ancora far valere, per realizzare nella villa un ospizio per alti prelati? «Questi sono problemi legali che si affronteranno in seguito», dice l'assessore regionale. E sulla questione, che tutto sembra tranne un particolare di poco conto, resta una fitta cortina di nebbia. Oltre la quale potrebbe celarsi anche una "fetta" riservata a Don Verzè, che negli anni '90 aveva cercato di comprare la Villa. «Un tentativo - racconta il deputato Walter Tocci, allora vicesindaco e impegnato a fianco di Antonio Cederna per il recupero di Palazzo Rivaldi - che fu il colpo di coda del sistema di potere di quegli anni. Allora ci trovammo di fronte un ente pubblico, risma, che avrebbe favorito un privato se non fossimo intervenuti in tempo». «Ancora oggi - spiega l'assessore al Patrimonio del Comune di Roma, Claudio Minelli - non sono a conoscenza dello stato del contenzioso. Perciò è inutile pronunciarsi su qualsiasi ipotesi. L'unica cosa che non intendiamo riconoscere, però, è un diritto di prelazione a soggetti che non siano pubblici». Intanto nei giorni scorsi, nel silenzio seguito alle polemiche, dagli uffici di Minelli sono partite due lettere. Destinatari proprio l'assessore Robilotta e l'Istituto di Santa Maria in Aquiro, a cui veniva chiesto un incontro negli uffici dell'assessore comunale. Appuntamento rinviato dall'ente cinque giorni fa. Un altro buco nell' acqua che aveva convinto Claudio Minelli a coinvolgere il sindaco Veltroni perché fosse lui stesso a promuovere una riunione chiarificatrice. Se il calendario della Regione sarà rispettato, però, forse non ce ne sarà bisogno.