Beatrice Buscaroli è Docente di Storia dell'arte contemporanea, Università di Bologna-Ravenna Chi ha impostato la questione sui panini e sui musei sa di farlo in malafede. Nessuno chiederebbe al presidente della Cai di pilotare un aereo o a Franco Bernabè di aggiustare un telefono. Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, guida perfettamente una delle più complesse istituzioni italiane e non è certo un pittore, o un direttore di museo. Ma il modo, ostile e aggressivo, in cui anche il fior fiore della museografia sta affrontando la questione, è degno di nota. Il nostro Paese è diverso da tutti i Paesi europei. l musei sono nati nel territorio, e col territorio devono convivere, hanno tanti padroni diversi. Allo stesso tempo, sembrano non dare quello che potrebbero. Per gli stessi motivi, Mario Resca potrebbe provare a coordinare orari, costi, necessità, provare ad assumere (come ha fatto in passato) anche solo alcuni tra le centinaia di laureati in Conservazione dei Beni culturali che hanno studiato queste cose. Organizzare mostre nelle città d'arte è un'assurdità: che cosa aggiunge a Firenze una delle mille mostre itineranti sugli impressionisti? E a Roma? Si guardi Ferrara, dove le mostre di Palazzo dei Diamanti servono a condurre visitatori anche a Schifanoia o ai Musei d'Arte Antica. E, per concludere, una citazione. In un libro firmato da Giovanna Melandri nel 2006 (Cultura, paesaggio, turismo), l'ex ministro dei Beni culturali parlava della necessità, pag. 126, di superare la frammentazione istituzionale. Come? Con una visione unitaria che richiede, a livello statale, un soggetto unico chiamato a svolgere al livello istituzionale più elevato possibile un ruolo di impulso e regia delle politiche nazionali. L'attuale ministro ci sta provando. Perché non provare a superare la frammentazione istituzionale?. Perché non provare insieme?